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Intervista alla direttrice della Fondazione Teatro Due

Paola Donati: «Dimettermi? Non cedo ai ricatti»

Paola Donati: «Dimettermi? Non cedo ai ricatti»

11 Dicembre 2025, 03:01

«Se io e gli altri membri del cda del teatro avessimo avuto una minima consapevolezza degli atteggiamenti violenti e vessatori del regista non avremmo esitato un attimo. Lo avremmo allontanato subito».

Paola Donati, direttrice della Fondazione Teatro Due, cerca di domare la rabbia che è evidente, le cova dentro. Cerca le parole, ricostruisce passaggi e situazioni. Ma ci capisce al volo che la storia delle violenze commessa da un regista che da sempre è stato legato al Teatro di viale Basetti (di cui, come è noto non si può pubblicare il nome per rispetto di quanto indicato nella sentenza) rappresenta una ferita profonda. Come è normale quando a farci del male è qualcuno con cui si è percorso un lungo tratto di vita.

Ma è vero che tutti sapevano e non è stato fatto nulla?

«Non è così, assolutamente. Questo è quanto si sente ripetere ma è una menzogna. Questa persona, verso la quale io provo una vera indignazione, ha violato la mia fiducia e quella di tutti coloro che componevano il cda della fondazione. Insomma, di tutti gli amici e i colleghi con cui ha lavorato e collaborato per anni».

Ma è stato anche detto che voi non siete intervenuti anche quando le attrici molestate si sono rivolte a voi.

«Anche questo non è esatto. La prima mail che ci è stata inviata risale a fine dicembre 2019 e in quel testo l'attrice chiede di parlarci di alcuni problemi che aveva avuto durante il corso ma senza specificare di cosa si trattasse, senza sottolinearne la gravità. A quella mail, tra l'altro, è stata data risposta pochi giorni dopo offrendo la disponibilità a un incontro. Solo il 14 luglio del 2021 abbiamo ricevuto una pec degli avvocati che, in quella sede, parlavano di minacce e violenze. E allora abbiamo subito reagito segnalando alla procura i fatti e allontanando il regista».

Quando avete capito cosa era successo come avete reagito?

«Per me e per tutti noi è stato uno choc per la violenza e la gravità delle sue azioni. Io mi sono interrogata a lungo su come avrei potuto intuire le violenze e le vessazioni che ha compiuto: ma non ci sono stati segnali, avvisaglie di nessun genere».

Eppure da più parti si è parlato di complicità, di connivenze da parte del teatro e dei suoi rappresentanti.

«Si tratta di affermazioni assurde: la nostra reazione è stata ferma e immediata. E mi stupisce che invece di puntare il dito giustamente sul responsabile di quei comportamenti odiosi si finisca per scagliarsi contro il teatro».

Infatti da parte di parecchie persone e associazioni ora si chiedono le sue dimissioni. Il ragionamento alla base di questa richiesta è che lei non poteva non sapere. E quindi deve risponderne.

«Lo ripeto: nessuno ci ha avvisato dei suoi ricatti e dei suoi comportamenti. Quando è stato fatto, lo abbiamo allontanato e ricordiamo che è ancora in corso un procedimento nei suoi confronti da parte nostra. Io credo invece che dovrebbe essere lui a chiedere scusa visto che la responsabilità delle violenze è solo e soltanto sua. Il teatro sta pagando le conseguenze di azioni personali e individuali»

Quindi conferma che non intende fare un passo indietro? Non ha intenzione di dimettersi?

«Non mi pare giusto essere io il capro espiatorio, anche se per me il teatro non è certo una poltrona a cui restare incollata. Non mi pare neppure corretto cedere ad un ricatto: quello che ricattava era il regista e noi non dobbiamo essere a nostra volta sottoposti a queste pressioni. L'impressione è che ci sia la volontà di distruggere l'istituzione teatrale oppure di risolvere il tutto mandando via qualcuno, nella fattispecie me: mi pare ipocrita. Io potrei andare via anche domani: per me il teatro non è il potere ma quello che si produce, che si fa».

Ma vorrebbe dire qualcosa a queste donne? Forse chiedere scusa?

«Come donna sono e sarò sempre vicina e solidale a chi è vittima di abusi e violenze. Tuttavia, non sono io che ho creato questo problema. La mia è solo la responsabilità oggettiva di chi riveste il ruolo di direttrice di un'istituzione. Quello che è accaduto è allucinante e le scuse devono arrivare alle vittime e a noi da chi è il responsabile di tutto questo».

Luca Pelagatti

© Riproduzione riservata

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