La protesta di residenti e commercianti
Da un lato ci sono quelli che vendono, ben visibili anche da lontano, cellulare e monopattino a portata di mano, in perenne attesa dei clienti. Dall'altra stanno i tossici. Loro invece, se possono, si infrattano un po' prima di dedicarsi al rituale dello sballo. In mezzo, e dispersi tra case, negozi, ambulatori medici e uffici, ci sono tutti gli altri. Ovvero quelli che non si danno pace: e come commenta il furibondo titolare di un emporio etnico, certo non imputabile di razzismo, «questa gente ci sta massacrando. Ci faranno chiudere tutti».
Dove siamo? A due passi dalla stazione - e a 300 metri dalla Pilotta - e lo spazio che ribolle di preoccupazioni e rabbia è quello del quadrilatero tra piazzale Dalla Chiesa, viale Bottego e via Trento. Lo stesso dove, grazie ai portici che proteggono dalla pioggia e le impalcature eterne che riparano dagli sguardi di chi passa, si è scatenata una specie di tempesta perfetta. Le tempeste però, in genere, durano poco e poi torna il sereno. Qui, al contrario, la situazione peggiora a vista d'occhio.
«Da qualche anno, bene o male, si tirava avanti - spiega la titolare di un bar gestito da una famiglia orientale. - Poi il protrarsi quasi infinto del cantiere, con i ponteggi mai rimossi dalla facciata del condominio, ha creato i primi problemi. Ma la vera emergenza è arrivata quando San Leonardo è diventata zona rossa». Sembra un paradosso: ma per quanto stravagante è pura realtà.
Da quando infatti il dispositivo di sicurezza per il quartiere oltre la ferrovia ha portato nelle strade, per diverse ore al giorno, i militari in mimetica affiancati dagli uomini delle forze dell'ordine la situazione a San Leonardo è visibilmente migliorata: le inamovibili postazioni di pusher ai due lati del cavalcavia di via Trento, e nella confinante via Palermo, sono sparite e i residenti sono tornati a respirare. In apparenza si tratta di un successo quindi: dispiace, c'è però poco da festeggiare. Gli spacciatori, infatti, non sono svaniti, non si sono allontanati: si sono solo trasferiti qualche decina di metri più in la, nel piazzale della stazione. Ed è qui che ora monta la protesta.
«Le titolari di un ufficio di viale Bottego, nelle scorse ore, hanno chiesto un incontro in Comune per chiedere interventi», racconta una residente del civico 5. Le fa eco una altra abitante che rincara: «Qui, in viale Bottego, tra il civico 1 e il 3, ci sono diversi studi medici e i tossici si siedono sui gradini a farsi di crack. I pazienti, soprattutto anziani, sono costretti a chiedere permesso per entrare. Molti, spaventati se appena possono evitano di venire a farsi visitare».
Le solite lamentele dei perenni brontoloni? Pare di no: perchè i commercianti, che vedono l'incasso svanire, schiumano rabbia. «I clienti girano al largo: chi se la sente di percorrere un porticato popolato di spacciatori e disperati che spesso diventano pure violenti? Alla fine siamo noi a rimetterci, non lavoriamo più». Anche perché, basta poco per accorgersene, il supermarket dello sballo fa orario continuato: da mattina a tarda sera si vende, si fuma e si «tira» senza sosta. Per non perdere tempo nell'ora del pranzo c'è persino chi porta il cibo agli spacciatori: il business prima di tutto. E quindi ecco il servizio catering sul «posto di lavoro» con una signora che arriva con tanto di carrettino e piatti usa e getta.
«Spesso i tossici importunano i clienti chiedendo soldi per comprarsi le dosi: naturalmente le persone sono infastidite e se possono vanno altrove», prosegue l'ennesima titolare di un esercizio commerciale che racconta di un atteggiamento aggressivo, molesto da parte della fauna che ha invaso la piazza.
«Una signora disabile non riusciva ad entrare nel suo palazzo perché alcuni tossici si erano piazzati davanti alla porta del condominio. Quando è stato chiesto loro di spostarsi ci hanno sfidato: "Perché è solo casa vostra? Noi stiamo qui finché ci pare"». Alla fine, anche se nessuno conferma, pare siano volati anche un paio di schiaffi e la sensazione in generale è che per parecchi la misura sia colma. Qualcuno, chiedendo di non comparire con nome e cognome, arriva a profetizzare: «Vogliamo che ci si faccia male?». Ovviamente no, anche perché il sapere che poco lontano ci sono le forze dell'ordine spinge a proporre una risposta facile e intuitiva: «Questa è zona rossa, no? Allora si faccia quanto è stato fatto al parco Ducale dove la presenza continuativa delle divise ha decisamente cambiato la situazione. Se militari e agenti fossero qui, con una presenza continua e evidente, siamo certi che questi personaggi sarebbero meno arroganti».
Ecco allora la richiesta di pattuglie che percorrano queste poche centinaia di metri di portici, marciapiedi e piazza Dalla Chiesa. «Un tempo ci lamentavano dicendo di essere il biglietto da visita della città e di offrire uno spettacolo desolante a chi arriva - è la conclusione demoralizzata di un altro residente -. Ormai non è più quello il problema: adesso ad essere preoccupati non sono più solo i turisti. Ma tutti noi».
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata