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Dai fratelli Gnocchi a Monica Bertini: nove sogni «vip» per il 2026

Dai fratelli Gnocchi a Monica Bertini: nove sogni «vip» per il 2026

30 Dicembre 2025, 03:01

Ci sono sogni che non fanno rumore ma restano sospesi nell’aria come lanterne cinesi. Alla vigilia del 2026, Parma si specchia nelle parole di chi le ha dato luce sui palchi, in televisione, alla radio, nella musica e nello spettacolo, senza mai smettere di sentirla casa. È un coro di voci diverse ma sorprendentemente armoniche, che parla di identità, bellezza, sicurezza, gentilezza, lavoro e affetti.

Charlie Gnocchi, conduttore radiofonico e televisivo, scrittore e intrattenitore, osserva la nostra città con la nostalgia: «Vorrei che tornasse a essere capitale culturale, economica, sociale e all’avanguardia nella solidarietà. Vorrei che il suo nome fosse sinonimo di tradizione, eleganza, lavoro, simpatia. Da Roma vi dico che mi manca tanto lo spirito parmigiano: chissà se esiste ancora». È un richiamo identitario forte che chiede responsabilità. Come l’appello della giornalista e conduttrice televisiva Monica Bertini: «Ai lettori della Gazzetta di Parma auguro di poter tornare a essere orgogliosi della propria città perché ora la fotografia reale della nostra terra mostra paura, disagio e impotenza contro la criminalità. La ricordo come un “gioiellino”, bella e sicura: la città ideale dove far crescere i propri figli».

Più intimo e orientato al cambiamento personale il pensiero della conduttrice Benedetta Mazza: «Invito tutti a tirare fuori dal cassetto quel desiderio messo da parte, quello che per mille motivi è stato rimandato in passato. Provate a realizzarlo nel 2026. Datevi un’opportunità. E per me? Mi piacerebbe che il 2026 fosse un anno zero su cui ricostruire, partendo da una serenità di fondo in tutti gli ambiti della mia vita».

Aldo «Ape» Piazza , eclettico artista «drag», auspica un ritorno alla bellezza, quella più autentica e meno urlata: «Quella dei gesti, dell’arte, dell’interesse nel cercare di crescere, quella che allontana la cattiveria e l’odio verso gli altri. Vorrei che ci fosse finalmente una legge giusta contro l’omofobia, che possa trionfare la gentilezza e non la smania di potere o l’indifferenza». Il pianista Pietro Ceresini ha fatto della musica la sua vita: «Prendo spunto da ciò che ho visto in Germania e in Austria, dove vivo: perché non organizzare un grande evento culturale che abbia la pace e la fratellanza come tema centrale? Un appuntamento che sensibilizzi realmente le persone tramite le arti». Impronta professionale simile per la cantante Silvia Olari nelle cui parole c’è tanta gratitudine: «Durante le feste torniamo spesso a scoprire l’importanza della condivisione, della famiglia, dello stare insieme: sarebbe bello che questa condizione durasse anche al di là di questo periodo. Una riflessione che vale anche per me che sono spesso lontana dagli affetti per via del lavoro».

Platinette/Mauro Coruzzi, fedele al suo stile diretto e ribelle, sposta l’attenzione dal “sogno” alla “concretezza”: «La realizzazione di un progetto, la scelta di un preciso stile di vita, un obiettivo da raggiungere, un legame da far “funzionare al meglio”: questo spero per ogni singolo parmigiano. Io innanzitutto spero di riuscire a finire il 2026: la salute può anche “andare in vacanza”, come mi è successo negli ultimi anni, ma il mio spirito battagliero non si è spento. L’anticonformismo è la migliore medicina. E poi voglio firmare la mia prima e forse unica regia teatrale, “Ti chiedo soltanto un minuto”: la storia borderline della mia vita».

Idee chiare e sintesi perfetta quella di Gene Gnocchi che abbraccia diversi aspetti della quotidianità locale: «Da calciofilo vorrei una squadra che mi faccia soffrire meno ogni volta che vado allo stadio. Da amante della lettura mi piacerebbe tornasse quella tradizione di scrittori ironici tipici del nostro territorio. Come Torelli e Goldoni. Giovani con occhio disincantato e brillante sulla città e sul mondo. Personalmente vorrei riproporre al sindaco la realizzazione di un quiz sul nostro territorio per riavvicinare la gente a Parma e provincia».

Chiude il «re dell'operetta» Corrado Abbati, con lo sguardo rivolto alla città: «Mi piacerebbe leggere sulla Gazzetta che non ci sarà più bisogno di zone rosse e che dal nostro aeroporto si possa tornare a volare in Europa. Personalmente vorrei che il mio impegno di ridare dignità all’operetta si consolidi sempre di più, portando a termine i tanti progetti che ancora ho, nonostante i tanti anni di carriera».

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