×
×
☰ MENU

TESTIMONIANZE

I venezuelani a Parma: «La cacciata di Maduro? Una luce in fondo al tunnel»

I venezuelani a Parma: «La cacciata di Maduro? Una luce in fondo al tunnel»

di Luca Molinari

04 Gennaio 2026, 03:01

I commenti dei venezuelani che abitano a Parma sono tutti concordi: «La cacciata di Maduro rappresenta un primo passo importante, una luce in fondo al tunnel dopo anni di buio».

Questa soddisfazione si affianca però all'ansia per i familiari che vivono in Venezuela, colpito da raid statunitensi su Caracas e sulle regioni di Aragua, Miranda e La Guaira.

«Fuggiti nel 2018»

Nathaly Gaiti e i suoi fratelli sono figli di un emigrato parmigiano che si era trasferito in Venezuela negli anni Cinquanta. Giunta in Italia nel 2000 per motivi di studio, da allora è sempre rimasta a Parma.

Quarantenne, è stata raggiunta dai suoi tre fratelli Sergio, Giorgio e Giancarlo - ben più anziani di lei - nel 2018, quando la situazione in Venezuela è diventata insostenibile sotto diversi punti di vista. «Viviamo questi momenti con grande speranza - dichiara -. Sicuramente questo è solo l'inizio, servirà tempo prima che la situazione si risolva in maniera completa, ma si inizia a intravedere una piccola luce dopo anni difficili, contrassegnati da un grande buio». «La mia vita ormai è qui a Parma - prosegue - e anche i miei fratelli, essendo figli di un parmigiano, si sentono pienamente italiani. A differenza mia non sono emigrati in Italia per studio, ma quando la dittatura è diventata ancora più dura».

«Momento storico»

Deiby Corniel ha 24 anni, si è stabilito a Parma da un anno e tre mesi e per vivere lavora come cameriere. «Sono scappato dal Venezuela per colpa della dittatura - afferma in un italiano ancora traballante -. Sono felice della cacciata di Maduro perché si tratta di un passo significativo verso la liberazione del nostro Paese da una dittatura. Ora tutti speriamo che torni in tempo breve la piena libertà e rispetto dei diritti».

I genitori di Deiby vivono in Venezuela. «Li ho sentiti da poco - spiega -. Ho parlato con mio padre, ma nella zona in cui abitano al momento è tutto tranquillo. Sono lontani dalla capitale, ma sono comunque ore di angoscia e preoccupazione perché non è chiaro cosa accadrà ora».

Deiby si trova bene a Parma, ma in futuro vorrebbe tornare nel suo Paese d'origine. «Ho un fratello in Messico, ma i miei genitori sono in Venezuela - precisa -. Per ora mi piacerebbe restare ancora qui a Parma. In futuro però sarei felice di tornare nel mio Paese. Vedremo cosa ci riserverà il futuro».

C'è anche chi preferisce parlare restando nell'anonimato, almeno fino a quando dal Venezuela non arriveranno notizie più chiare sul post Maduro. «Il dittatore era un burattino in mano a persone molto più potenti e cattive - dichiara una donna -. La sua cacciata rappresenta certamente un grande passo in avanti, ma bisogna capire cosa accadrà anche ad altre figure di spicco legate a Maduro e alla sua dittatura». «Sono scappata dal Venezuela - prosegue la stessa donna - dopo aver ricevuto una serie di pesanti minacce ma diversi familiari vivono ancora là. Per questo preferisco evitare di espormi pubblicamente, almeno fino a quando la situazione non sarà più definita e tranquilla sotto molteplici punti di vista».

«Preso un criminale»

Maria Gabriella Sandoval ha 44 anni ed è arrivata in Italia nel 2007. Ingegnere meccanico, da 14 anni è una impiegata nell'amministrazione di una ditta di magazzinaggio. «Non ho familiari a Caracas, ma mia mamma, fratelli, sorelle, zii e nipoti vivono in Venezuela - precisa -. Dove abitano loro non ci sono stati bombardamenti, ma qualche disagio in queste situazioni è inevitabile». «Quando sono arrivata in Italia la situazione non era così terribile come lo è stato durante la crisi del 2016 - racconta -. Ho due sorelle che sono fuggite e ora vivono in Messico. Siamo molto felici che abbiano preso Maduro, lo consideriamo un dittatore e un usurpatore. Pur essendo stato sconfitto alle elezioni è infatti rimasto al potere e in questi anni ha governato in maniera criminale. Basti pensare che a Caracas è situato il centro di torture più grande di tutta l'America Latina. Ora speriamo che ci sia una rinascita per il Venezuela».

Tanti italiani

Secondo l'Ambasciata d'Italia a Caracas, sono circa 160mila i cittadini italiani registrati presso i due consolati (Caracas e Maracaibo) e si stima che siano oltre 1,5 milioni i venezuelani con ascendenza italiana.

Le radici di questa presenza storica affondano nel secondo dopoguerra, quando il Venezuela – trainato dal boom petrolifero – divenne una delle mete più attraenti dell'emigrazione italiana nelle Americhe. Studi accademici ricostruiscono un afflusso massiccio: tra il 1949 e il 1960 entrarono nel Paese "poco più di 220mila" italiani, una quota significativa della popolazione straniera dell'epoca.

La Farnesina ricorda che i flussi più consistenti arrivarono dall'Italia centrale e meridionale, con una forte incidenza di regioni come Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia. Nel tempo la comunità italiana ha costruito una rete di istituzioni che, ancora oggi, ne sostiene l'identità e i servizi. Il Consolato generale d'Italia a Caracas segnala la presenza di due Comites nella propria circoscrizione, organismi elettivi di rappresentanza degli italiani residenti in Venezuela.

Luca Molinari

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI