Il personaggio
«Nei guantoni ha il nome della mamma (Elisa) e della sorella (Alice), siamo una famiglia molto unita»: il giorno dopo in casa Rinaldi è vissuto con la tranquillità di chi sa cosa vuol dire arrivare a certi livelli. Già, di anni ne sono passati da quando Filippo Rinaldi è entrato nella cantera crociata. Merito dell'area scouting del Parma. Lui, Filippo, era un ragazzino del Celtic Cavriago. Dove tra il centrocampo e la porta scelse alla fine quest'ultima. Lo avevano già visionato alcuni club professionistici. Il Chievo oltre alla Reggiana. Ma nessuno era riuscito a convincerlo. Filippo voleva stare a Cavriago, al Celtic, a giocare con gli amici. Ci pensarono poi i dirigenti dell'area giovanile del Parma, Fausto Pizzi, allora responsabile del settore giovanile crociato, approvò il lavoro dell'area scouting (gente che gira tutti i campi di Parma e delle province vicine alla ricerca di nuovi talenti). «Quel Filippo Rinaldi è uno che diventerà portiere vero»: dissero a Pizzi. E va detto che tutti e tre i portieri a referto mercoledì sera sono stati selezionati, nel tempo, dall'area scouting del Parma.
Pizzi contattò così Dario Morello che a quei tempi collaborava proprio con il Celtic Cavriago. Pizzi e Morello si conoscevano bene, avevano giocato insieme nell'Inter. Fu tutto più semplice. Nacque così l'avventura di Filippo Rinaldi in maglia crociata, nella cantera che sta sfornando tanti giovani talenti. Un'avventura dai tanti capitoli. Mentre il Parma si guadagnava la serie B in quel di Firenze, nello stesso giorno e alla stessa ora, il Parma Under 15 diventava campione d'Italia di Lega Pro, contro la Cremonese a Cesena. E Filippo era tra i pali. Poi le convocazioni nelle Nazionali giovanili. «Fu una grande emozione vederlo titolare con la maglia azzurra - continua papà Roberto -, certo nulla a che vedere con quanto è accaduto domenica al Maradona. Pensi che me lo ha detto un amico. Una telefonata, “tu”Filippo è titolare a Napoli”, sono corso a casa, a vederlo in tv».
Ma torniamo al giovanissimo Filippo. Il Parma decise di mandarlo a giocare. In C al Montevarchi, con debutto al Mapei proprio contro la Reggiana. Una decina di partite poi un infortunio. La stagione seguente si trasferì a Piacenza, poi ad Olbia dove ha lasciato un gran bel ricordo, visto che i tifosi sardi lo hanno riempito di complimenti per il suo debutto in A. Ma l'esperienza più importante è arrivata con la Feralpi Salò, sino ai play-off di serie C, eliminati dal Crotone. Tutta esperienza che Filippo ha portato in campo mercoledì sera al Maradona.
A proposito, anche il papà Roberto era portiere, pur tra i dilettanti, per anni al Castelnuovo Monti. E ora guarda soddisfatto il figlio in serie A. «Niente consigli, non ne ha bisogno. Lui è molto più bravo di me»: conclude Roberto. Che gentilmente ci saluta. «Però le dico un'altra cosa: mio figlio è stato bravo anche a terminare la scuola, ha fatto tutto da solo anche lì».
Sandro Piovani
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