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L'ANALISI DEGLI INTERROGATORI

Gli psicologi del Racis dei carabinieri: «Chiara Petrolini? Razionale e capace di spiegare le sue decisioni»

Gli psicologi del Racis dei carabinieri: «Chiara Petrolini? Razionale e capace di spiegare le sue decisioni»

22 Gennaio 2026, 08:34

Traversetolo Da due settimane il suo segreto inconfessabile è stato scoperto. È lei la madre del bambino riaffiorato dalla terra del giardino della villetta di Vignale. E Chiara Petrolini, il 2 settembre 2024, si presenta in Procura per rilasciare dichiarazioni spontanee, ma poi l'incontro con il procuratore Alfonso D'Avino e la pm Francesca Arienti si trasforma in un interrogatorio. In quel momento non sono ancora stati ritrovati i resti dell'altro piccolo, in realtà il primogenito nato nel maggio 2023, ma gli inquirenti hanno già forti sospetti, considerando le sue ricerche online relative a «parto del secondo figlio». Eppure, quando le viene posta la domanda specifica, Chiara dice di non aver mai partorito prima del 7 agosto 2024. Un'audizione filmata che viene poi analizzata dagli specialisti del Rac, il Reparto analisi criminologiche del Racis (Raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche) di Roma. La ragazza appare turbata, in alcuni momenti piange, ma in quel primo interrogatorio «ha raccontato ai magistrati una storia intrisa di lacune, imprecisioni, elementi di falsità, “adattando” la narrazione in ottica auto-conservativa», scrivono la colonnella Anna Bonifazi e il maresciallo Maurizio Inangeri nella nota tecnico-informativa del 4 ottobre 2024 acquisita agli atti del processo.

«Commozione controllata»

Un racconto infarcito di menzogne, ma costruito anche con l'obiettivo di non farsi scoprire: è questo a cui fanno riferimento gli psicologi del Rac, perché gli atti autoconservativi, in criminologia, sono sostanzialmente quei comportamenti adottati da chi ha commesso un delitto per cercare di non essere individuato. Ma è soprattutto nell'interrogatorio del 10 settembre, tre giorni dopo il ritrovamento delle ossa del secondo bambino, che emergerebbero elementi rilevanti dal punto di vista psicologico e criminologico. Ormai l'abisso è venuto alla luce, eppure Chiara non pare sconvolta. In alcuni momenti si lascia andare al pianto, «manifestando però compostezza e una commozione controllata che cercava di sopire attraverso frequenti smorfie con la bocca e asciugandosi di continuo le lacrime che cadevano sulle guance - si sottolinea nella nota del Rac -. Sembrava non potersi “permettere” di apparire disperata, arrabbiata, impaurita o in qualsiasi altro stato emotivo che gli eventi potevano innescare».

«Risposte vittimistiche»

Ha solo 21 anni, le stanno contestando crimini gravissimi, eppure avrebbe dimostrato un grande controllo durante quasi tutto l'interrogatorio. «Chiara è stata razionale e capace di argomentare le sue scelte, mantenendo ferme le sue dichiarazioni anche quando palesemente contraddittorie tra loro o dissonanti», rilevano gli psicologi del Rac. E quando le contestazioni da parte dei magistrati diventano stringenti, le sue risposte sono «evasive, tipo “non ricordo”, oppure maldestre giustificazioni vittimistiche, tipo “avevo paura del giudizio degli altri”, “avevo paura” o “era un momento di debolezza”».

Il tema del «giudizio»

Il tono e la postura non si modificano. E nemmeno ci sono particolari scossoni emotivi. Tuttavia, se le domande si incentrano su determinati temi, Chiara vacilla, secondo gli esperti del Rac. Quando cerca di giustificare la scelta di tenere nascoste le gravidanze, pur volendo quei bambini e desiderando che qualcuno si accorgesse del suo stato, ed esprime il timore per il giudizio degli altri, è «in palese difficoltà». In particolare, «il tema del giudizio - soprattutto riferito ai suoi genitori - appare un punto focale e potrebbe essere collegato al motore motivazionale dei crimini compiuti».

Il padre e il pianto «diverso»

I campanelli d'allarme si attivano anche quando gli inquirenti la incalzano sulle ricerche effettuate online. Chiara cerca informazioni su varie fasi della gestazione, tuttavia non chiede nulla su come tagliare e chiudere il cordone ombelicale per scongiurare l'emorragia, che poi ha ucciso il secondo figlio. Una «discrasia», secondo gli specialisti del Rac, perché «non si preoccupa minimamente delle manovre idonee e doverose per assicurare benessere e salute al piccolo che, come lei stessa dichiara, voleva e voleva in vita».

Solo quando le ricordano che il padre, sentito nei giorni precedenti, aveva espresso il desiderio di diventare nonno, appare profondamente colpita. Trema e sfocia in «un pianto diverso».

Ma chi è Chiara? La perizia psichiatrica dovrebbe essere depositata entro domani. Ammesso che basti per svelare il mistero di questa ragazza «normale». La studentessa di Scienze dell'educazione. La baby sitter amorevole.

Il Rac Da Yara a Saman fino a Giulia Cecchettin: centinaia di casi esaminati

Quegli esperti delle menti criminali

Svelano la «verità» di gesti, silenzi ed emozioni. Interpretano il significato dei crimini valutando i luoghi e i simboli che possono essere sottesi. Sono gli esperti del Rac (Reparto analisi criminologiche) dei carabinieri. Da Yara Gambirasio a Saman Abbas fino a Giulia Cecchettin e Chiara Petrolini, solo per citare alcuni dei casi più conosciuti, sono numerosi i crimini che sono passati sotto la lente di ingrandimento di questa struttura d'eccellenza, istituita nel 2004. Un reparto che ha sede a Roma, ha competenza nazionale ed è alle dipendenze del Racis, il Raggruppamento investigazioni scientifiche di cui fanno parte anche i Ris di Roma, Parma, Cagliari e Messina. Il Rac si struttura in due sezioni: la prima, quella di Psicologia investigativa, che ha analizzato gli interrogatori di Chiara Petrolini, elabora e realizza i supporti criminologici da una prospettiva psicologica e motivazionale; la seconda, creata nel 2009, denominata «Atti persecutori», valuta gli aspetti analitici e vittimologici dei reati di violenza di genere. Psicologi e criminologi, con competenze anche giuridiche, sono queste le figure professionali che fanno parte del reparto. Un gruppo di esperti che affianca gli investigatori fornendo elementi preziosi sulle caratteristiche principali di un indagato, sulle dinamiche psichiche dei testimoni, sulle reazioni di una vittima e su quanto possa incidere il contesto familiare e ambientale sulle azioni di un criminale o sulla scomparsa della persona.

Georgia Azzali

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