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CONSEGNATE ALLE ISTITUZIONI

«Allarme lupi»: in Valtaro e Valceno raccolte 4.258 firme

«Allarme lupi»: in Valtaro e Valceno raccolte 4.258 firme

di Monica Rossi

23 Gennaio 2026, 03:01

Lanciata sul finire del 2025, la raccolta firme innescata dalla crescente problematica lupo si è conclusa lunedì scorso: nella montagna parmense e, in particolare, nei territori della Valtaro e della Valceno, sono state raccolte 4.258 firme indirizzate – con una missiva protocollata il 21 gennaio – a Provincia, Regione e Governo per chiedere agli organi competenti una gestione più strutturata ed efficace della presenza del grande predatore sul territorio.

Le firme sono state raccolte nei comuni di Albareto, Bardi, Bedonia, Compiano e Tornolo, oltre che negli uffici delle associazioni agricole locali. Più di 4mila adesioni «è un risultato rilevante, soprattutto per un’area montana, e testimonia una mobilitazione trasversale – commentano i promotori delle amministrazioni coinvolte –. Non una raccolta occasionale, ma un’iniziativa che ha visto molti cittadini recarsi direttamente in municipio o negli uffici preposti. In montagna una mobilitazione di questa portata non è scontata, anzi è il segnale di un disagio profondo e condiviso».

Il problema delle predazioni su capi di bestiame, cani da caccia o da tartufo e animali da cortile o da compagnia è ormai innegabile, al punto che tutti – amministratori, allevatori, agricoltori, operatori turistici, escursionisti, cacciatori e residenti delle aree montane – chiedono che si intervenga senza perdere ulteriore tempo. Le firme, come detto, accompagneranno una lettera indirizzata alle istituzioni e specificatamente al presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, all’assessore regionale all’Ambiente e all’Agricoltura Alessio Mammi, ai ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin e dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al presidente della Provincia di Parma Alessandro Fadda, nonché alla Prefettura di Parma. Nel documento viene ribadita la preoccupazione per una presenza crescente e ormai incontrollata del predatore.

Negli ultimi anni, spiega in particolare il sindaco di Albareto Carlo Berni con tutti i primi cittadini del territorio che hanno aderito alla raccolta mettendo a disposizione gli uffici comunali, «si sono moltiplicati gli attacchi a caprini, ovini, bovini, animali da compagnia, nonché a svariati cani impegnati nell’attività venatoria, oggi al collasso sia perché i cacciatori non si fidano più, sia perché la selvaggina è pressoché sparita. Non solo: se non si trova una soluzione, rischiamo l’abbandono dell’attività pastorale e agricola in un territorio che fa fatica a preservarla e dove resistere è quantomeno eroico. Il tutto senza dimenticare i danni rilevanti alle economie locali, spesso risarciti con ritardi tali da metterle in ginocchio; e le ricadute negative su turismo e attività outdoor.

Non è solo un problema che riguarda allevatori e agricoltori: sempre più cittadini, infatti, vivono questa situazione come una limitazione della libertà personale. C’è chi rinuncia ad andare per funghi, chi evita di portare il cane nei boschi o di passeggiare in alcune zone, chi addirittura non lascia il cane libero nel proprio giardino. Per molti, che avevano scelto di restare o trasferirsi in montagna per vivere la natura, si tratta di un cambiamento radicale e francamente inaccettabile». La lettera chiarisce che nessuno mette in discussione la tutela della fauna, ma sottolinea come la situazione abbia ormai superato la soglia di sostenibilità ambientale e sociale, creando uno squilibrio tra conservazione della specie e tutela delle comunità, del lavoro agricolo e della sicurezza.

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