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Il Centro Coordinamento Parma Club si racconta nei giovedì della Famija Pramzana

Il Centro Coordinamento Parma Club si racconta nei giovedì della Famija Pramzana

23 Gennaio 2026, 03:01

E’ la storia di una fede incrollabile, quella fra il Parma e il tifo organizzato: come sia nata e come sia cresciuta nel tempo lo ha spiegato Angelo Manfredini, presidente del «Centro di Coordinamento dei Parma Clubs», ospite dei giovedì culturali della Famija Pramzana, organizzati dalla vicepresidente Mirella Cenni, che ha definito il Coordinamento «simbolo cuore generoso di Parma», un cuore appassionato di calcio ma anche capace di significativi atti di generosità, che si sono tradotti in un aiuto concreto e rilevante per consentire alla Famija di distribuire i Cestèn d’Nadal.

Un ringraziamento caloroso è arrivato dal presidente del circolo Maurizio Trapelli, che ha consegnato a Manfredini una targa come simbolico riconoscimento per la donazione di 2600 euro, proventi di una tombolata al circolo Arci Toscanini, rappresentato dalla presidente Gianna Vincenzi. Di regalo in regalo, il Parma non ha voluto essere da meno: Giuseppe Squarcia, addetto ai rapporti con la tifoseria, ha consegnato al presidente della Famija una maglia crociata personalizzata, con il numero 47, riferito all’anno di fondazione dell’associazione.

Poi è entrato in scena Angelo Manfredini, affiancato dal suo vice Giorgio Iotti, intervistato da William Tedeschi. «Il Centro di Coordinamento – ha esordito Manfredini – è stato fondato nel 1971 e dieci anni dopo è stato riconosciuto ufficialmente dal Parma su impulso dell’allora direttore sportivo Riccardo Sogliano. Nel 1987 la società ci affidò la gestione dei bar, ed è stata quella che ci ha consentito di fare tante opere di beneficenza». Il Centro di Coordinamento ha dato il suo contributo in diverse situazioni d calamità, come alluvioni e terremoti, ha regalato un’ambulanza e un’auto all’Assistenza Pubblica, e altre auto alla Croce Rossa di Parma e di Bergamo. E nel 1993 stanziò 73 milioni di lire per i bambini malati di leucemia. «Calcio e solidarietà sono sempre stati i nostri tratti distintivi – ha ribadito Manfredini – io sono entrato nel 1985 dopo aver fondato il “Parma Club Farnese”, che avevamo inaugurato alla presenza di Ernesto Ceresini, Arrigo Sacchi e Gedeone Carmignani. L’anno dopo sono entrato in Consiglio con Venturi presidente, e ci sono rimasto con Franco Grossi e Paolo Medioli. Nel 2009 è toccato a me. In tanti anni abbiamo vissuto momenti belli e momenti meno esaltanti, ma sempre pensando al calcio come espressione di vita comunitaria. Abbiamo seguito la squadra nella buona e nella cattiva sorte. Negli anni Novanta ci fermavamo all’autogrill con la nostra cucina da campo e la squadra si fermava a brindare con noi, indipendentemente dal risultato del campo. I tifosi parmigiani hanno sostenuto la squadra durante il fallimento del 1968, ai tempi della Parmense, poi quello del crack Parmalat e infine quello di Ghirardi. Quando siamo precipitati dall’Europa alla serie D, i tifosi sono rimasti allo stadio».

Fra le trasferte, la più complicata è stata quella di Praga, dove i tifosi parmigiani sono stati aggrediti in mezzo alla neve con spranghe e catene a scopo di rapina. «La più bella – ha detto Manfredini – per me non è stata quella di Wembley, ma quella dello spareggio a Bologna per evitare di cadere in serie B. Ma non posso dimenticare neppure i 111 pullman che abbiamo portato a San Siro per la finale di Coppa Uefa con la Juve e i piacevoli incontri con le tifoserie gemellate di Sampdoria e Empoli». Manfredini ha parlato anche del passaggio ufficiale fra “i magnifici 7” (la cordata che resse il Parma dopo Ghirardi ndr) e l’americano Krause: «Un rapporto che si è incanalato sui giusti binari, anche se con gli stranieri non è facile, e con l’arrivo di Cherubini stiamo addirittura lavorando ad una grossa iniziativa solidale congiunta».

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