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Stasera «Orfeo ed Euridice», la regista Shirin Neshat: «Tra mito e interrogativi contemporanei»

Stasera «Orfeo ed Euridice», la regista Shirin Neshat: «Tra mito e interrogativi contemporanei»

23 Gennaio 2026, 03:01

Artista poliedrica, interessata alla condizione femminile e a quella umana più in generale – temi indagati attraverso la fotografia e il video, ma anche nel teatro – Shirin Neshat si cimenta con la regia di «Orfeo ed Euridice» di Christoph Willibald Gluck, opera che apre la Stagione lirica del Teatro Regio di Parma stasera alle 20.

Nata in Iran e vissuta in esilio negli Stati Uniti in seguito alla rivoluzione islamica, vincitrice del Leone d’Oro alla Biennale di Venezia (1999) e del Leone d’Argento per la miglior regia al Film Festival di Venezia (2009), Neshat si è già confrontata in passato con l’opera lirica. Parliamo con lei delle sue scelte registiche, realizzate con l’aiuto di un team formato da Heike Vollmer (scene), Katharina Schlipf (costumi), Valerio Tiberi (luci), Claudia Greco (coreografie) e Yvonne Gebauer (drammaturgia).

Cosa l’ha avvicinata al teatro musicale e come sceglie le opere da mettere in scena?

«La musica è sempre stata un elemento centrale del mio lavoro, non come illustrazione ma come veicolo del tempo, della memoria e dei moti interiori. Nei miei video essa crea spesso lo spazio in cui le immagini possono respirare, dando forma alla ripetizione, alla tensione e all’immobilità. Il passaggio al teatro musicale, quindi, non è stato una rottura ma una naturale estensione della mia attività artistica. Scelgo lavori che siano abbastanza aperti da invitare alla reinterpretazione, ma che siano allo stesso tempo abbastanza definiti da resistere a essa. In “Orfeo ed Euridice” si possono iscrivere interrogativi contemporanei senza forzare il senso dell’opera».

Quali sono gli aspetti del mito di Orfeo ed Euridice che lo rendono attuale?

«Esso mette in scena una costellazione di esperienze umane: perdita, colpa, paura, responsabilità e il fallimento di una relazione amorosa. Sono esperienze senza tempo. La discesa di Orfeo negli inferi descrive una crisi del soggetto, uno scontro interiore con il fallimento, il dubbio e la perdita di controllo. Lo sguardo proibito all’indietro è l’espressione di un’incertezza esistenziale: il desiderio di certezza in una situazione che non la consente».

Nella sua interpretazione, Euridice si suicida in seguito alla morte di un figlio…

«Nel mito classico Orfeo è privilegiato come soggetto agente, mentre Euridice resta spesso una superficie di proiezione: l’amata, l’oggetto della perdita, la motivazione delle azioni di Orfeo. La scelta di concepire la morte di Euridice non come una fatalità, ma come un atto, nasce dal desiderio di restituirle una logica interiore e un’autonomia. Euridice si ritira dal mondo e dalla relazione perché non riesce più a trovare uno spazio in cui il dolore sia sopportabile. Questa scelta modifica anche la dinamica tra i personaggi: il senso di colpa di Orfeo è legato alla tardiva consapevolezza di non aver percepito il disagio interiore di Euridice. Il mito può così essere riletto come la storia condivisa di una coppia distrutta da una perdita».

Come mette in rapporto i video con quanto accade sulla scena?

«Gli elementi video aprono un secondo livello di percezione, in cui stati interiori, memorie e slittamenti temporali diventano visibili. Mentre lo spazio scenico è legato al corpo, all’azione, alla presenza e all’immediatezza, il video opera attraverso la distanza, dà forma a ciò che rimane invisibile, rimosso o indicibile. Il significato nasce da questo attrito».

Come vive le notizie che provengono in queste settimane dal suo Paese?

«La situazione è terribile e di una violenza estrema. I poveri iraniani sembrano condannati ad avere due potenti nemici: da un lato il loro stesso governo; dall’altro gli attori internazionali come gli Stati Uniti e Israele, che approfittano delle tensioni sociali interne perché intravedono possibilità di guadagno nei loro interessi geopolitici. La comunità internazionale dovrebbe sostenere l’Iran nella sua lotta per i diritti umani, ma senza mai intervenire direttamente sul piano politico».

Per informazioni e biglietti: tel. 0521 203999, biglietteria@teatroregioparma.it.

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