Intervista
«Un tempo una bambina sognava di avere ali da farfalla o coda da drago, oggi di partecipare a uno spa party»: Lucia Mascino interpreta una psicoterapeuta al cospetto di una sfida epocale nello spettacolo «Il sen(n)o», in scena al Teatro al Parco domani alle 21. Dal testo «The B*easts» di Monica Dolan, Serena Sinigaglia cura adattamento e regia: la produzione del Carcano di Milano va direttamente alla radice dell’identità, mostrando l’aridità dei modelli consumistici imposti fin da bambini. Lucia Mascino, attrice maiuscola di teatro, cinema e televisione, sul palco sarà con un albero spoglio e una selva d’interrogativi sociali. Di nuovo in tv nei panni del Commissario Vittoria Fusco, con la serie «I delitti del BarLume», è già l’idola delle ragazzine.
”Il sen(n)o” mette in guardia sulle minacce alla nostra identità?
«Il testo è fatto di più strati: unisce tanti argomenti partendo da un fatto inventato, non lontano da quello che potrebbe succedere. Si parte dall’idea che la pressione su come dobbiamo essere si riceva fin da bambini. Simone De Beauvoir affermava: donne non si nasce ma si diventa. L’immagine femminile è una costruzione culturale. Qui si somma un insieme di cose: il bisogno dei bambini di essere voluti bene incontra l’idea di un’immagine che appaghi certi criteri. Lo spettacolo decostruisce il tutto, pian piano, per capire da dove inizia il problema. Nel caso specifico, la madre viene accusata per aver scelto un intervento estetico sul corpo di sua figlia bambina, ma la psicoterapeuta in scena ci spinge a chiedersi se siamo sicuri di puntare bene il dito, cercando un colpevole, o piuttosto se non valga la pena di allargare lo sguardo. Se una bambina desidera aderire a un certo modello estetico, la responsabilità è sociale. Un tempo sognava di avere le ali o la coda da drago, oggi di partecipare ad uno spa party. Siamo sicuri di riuscire a reggere la pressione di questa cultura del marketing, poiché la scoperta della propria identità nasce dall’interno verso l’esterno?».
La psicoterapeuta che lei interpreta come affronta la situazione?
«Va in tilt rispetto a tutto. Come noi rispetto a questo consumismo sfuggito di mano che ci divora. E’ un grido in difesa della libertà di essere chi siamo, senza accusare i singoli comportamenti. “Sen(n)o” è davvero un testo ricco e potente. Mi è piaciuto subito. La regia di Serena Sinigaglia fa scelte di grande integrità».
L’albero spoglio che lei innaffia in scena è un simbolismo?
«E’ una fantastica scenografia che invita a ritrovare la natura e il senno per capire come non farsi spostare, lentamente e in maniera invisibile, da una società di consumo. Se i reggiseni imbottiti si vendono a otto anni è perché le bambine vogliono essere così. Penso ci sia una richiesta al corpo delle donne di distrarre, armonizzare, appagare, confortare rispetto alla durezza della vita».
Viene spontaneo rimpiangere Pippi Calzelunghe, di Astrid Lindgren, che lei ha doppiato per un audiolibro.
«Era una personaggio che adoravo! Un inno alla libertà, a riappropriarsi della propria immaginazione su di sé, non di quella degli altri. Mi piace molto questo accostamento!».
La tredicesima stagione dell’amata serie «I delitti del BarLume» è tornata in tv con tre nuove puntate. L’interpretazione del commissario Vittoria Fusco è ormai simbiotica?
«E’ un personaggio di base lontano da me, di cui avevo solo le spalle larghe, diciamo il physique du rôle. E’ stato molto interessante interpretarlo: mi ha costretta a prendere le stazze di questo carattere nascosto, che tuttavia mi apparteneva più di quanto credessi. La cosa in comune è il fatto che mi si leggono i pensieri in faccia. Questo giudizio costante negli occhi con cui guardo il mondo è stato utile per il personaggio. A forza di frequentarla, ho trovato la strada nella vita per avere io stessa questo modo concreto, pratico, diretto di scegliere e di guardare. Mi piace molto perché è un riferimento per le ragazzine. Alcune fan mi hanno detto: io voglio diventare come Vittoria Fusco. Piace anche a me, così ironica ma forte, autonoma, allergica a qualsiasi forma di finzione. Vittoria è donna di buon senso ma diretta, senza tanti giri di parole. Dal 2013 ad oggi, siamo cresciute insieme».
Claudia Olimpia Rossi
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