Via Montanara
In casi come questi il peggio arriva dopo. Quando, svanita l'adrenalina, monta dentro la rabbia che, presto, si trasforma in paura. E allora si capisce che anche a due passi da casa, in un pomeriggio come tutti gli altri, c'è qualcuno pronto a fare del male. E non si capisce neppure il perché.
«È questo che mi fa veramente soffrire ora: vedere mio figlio spaventato, che non vuole uscire di casa. Che non se la sente neppure di andare a scuola». A parlare è la madre di un ragazzo di appena 15 anni che mercoledì pomeriggio gironzolava senza pensieri, nella zona di via Montanara, per andare a fare un po' di spesa al supermarket. Purtroppo è tornato a mani vuote.
Il ragazzo, infatti, mentre camminava sul marciapiede diretto verso la Coop ha notato in distanza un gruppetto di cinque altri giovani, poco più grandi di lui. Ma visto che non erano amici suoi non ci ha fatto troppo caso. E ha continuato a camminare.
Due di quelli, però, lo hanno visto e lo hanno squadrato: pensando evidentemente che fosse un bersaglio perfetto. Così, senza dire nulla lo hanno puntato, gli si sono avvicinati. E di colpo hanno agito. Senza che ci fosse neppure il tempo di immaginare cosa stava per succedere quei due gli si sono parati davanti: e gli hanno puntato all'addome un coltello che avevano in pugno. Come dire: «Stai fermo, non provare a ribellarti».
Quindi lo hanno afferrato, gli hanno arpionato il giubbotto che portava addosso e hanno iniziato a tirare per sfilarglielo. Lui è di corporatura minuta, non è uno abituato a lottare, e quelli erano in due e pieni di rabbia: ma la naturale reazione di chi si sente aggredire lo ha spinto a divincolarsi. Allora gli aggressori, ad una prima occhiata giusto un paio d'anni più grandi della loro vittima, hanno deciso che le minacce non bastavano. E hanno rincarato la dose.
Uno dei due ha tirato una testata in faccia al quindicenne colpendolo allo zigomo, vicino all'occhio e il colpo e la paura hanno fatto effetto. Sono riusciti a strappargli la giacca e quasi con disprezzo hanno preso le chiavi che stavano in tasca lanciandogliele addosso.
Quindi, dopo una pausa ad effetto, imparata forse in qualche film, hanno sibilato l'ultima frase. «Stai attento, taci. E non provare a denunciare. Sennò ti veniamo a prendere a scuola e la paghi».
Poi via, come se niente fosse, mentre il ragazzo sconvolto è tornato a casa. E' ancora un cucciolo: voleva solo essere consolato e abbracciato. «Gli ho messo del ghiaccio sul viso per cercare di ridurre il gonfiore – racconta la madre che solo ieri mattina, dopo aver trascorso la serata a provare a calmare il ragazzo, ha allertato le forze dell'ordine. - Ho telefonato ai carabinieri, nelle prossime ore andrò a fare denuncia perché quello che è accaduto è molto grave. Lo è perché, ovviamente si tratta di un reato odioso ma soprattutto perché mio figlio è molto spaventato. Ora dovrà ritrovare la tranquillità per ricominciare ad andare normalmente a scuola».
Intanto però inizieranno le indagini: un primo strumento da utilizzare sarà certamente quello delle telecamere di sorveglianza della zona che potrebbero aver ripreso quel gruppetto di ragazzi. E magari da un fotogramma si potrebbe estrapolare il volto dei responsabili. Ovviamente poi sarebbero fondamentale il racconto di qualche testimone anche se, secondo le prime voci di quartiere, i responsabili potrebbero non essere persone che abitano in zona. Tuttavia a molti è tornato in mente un brutto episodio accaduto nei primi giorni dell'anno quando dei tredicenni in via Montanara, a poche centinaia di metri di distanza dal luogo dell'ultimo agguato, sono stati affrontati e rapinati di un cappellino da una coppia di giovani armati di coltello. Anche in quel caso tra le vittime e gli aggressori solo pochi anni di distanza. Ma una differenza enorme: i primi volevano solo passare il tempo in allegria, in compagnia degli amici. I secondi, invece, cercavano vittime a cui mostrare i denti, da depredare. Anche loro sono giovanissimi: ma iniziano a fare paura.
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