IL CASO
Dalla speranza di aver dato un «rifugio» sicuro ai propri soldi all'inganno. E' passato un anno dal crac della compagnia assicurativa lussemburghese Fwu Life Insurance, che ha coinvolto oltre 100.000 risparmiatori italiani per un totale di circa 360 milioni di euro. E sono partite le cause contro gli intermediari che hanno venduto le polizze. E' stato lo studio Franchi di Parma, da anni in prima linea per la tutela dei diritti dei consumatori, ad averle avviate. Due i ricorsi depositati: il primo al Tribunale di Bergamo, per conto di cinque persone con investimenti per oltre 643.000 euro; il secondo al Tribunale di Verona, per conto di 10 risparmiatori provenienti da 8 diverse province italiane con investimenti per oltre 186.000 euro. Ma un ricorso è stato depositato anche a Parma, davanti al Giudice di pace (competente per le cause fino a 10mila euro), per due risparmiatori parmigiani che avevano investito 7.800 euro ciascuno.
«Si tratta di persone che pensavano di aver acquistato polizze, in realtà si trattava di prodotti finanziari, secondo il nostro punto di vista - spiega l'avvocato Giovanni Franchi -. Le polizze cosiddette “unit linked”, commercializzate da Fwu, le cui prestazioni sono direttamente collegate al valore di quote connesse a fondi comuni, hanno una natura prevalentemente finanziaria, per questo riteniamo che possa essere applicato l'articolo 21 del Testo unico della Finanza che impone agli intermediari di comportarsi con diligenza, correttezza e trasparenza per servire al meglio l'interesse dei clienti, ma anche il regolamento Consob che richiede che le informazioni siano chiare e non fuorvianti».
Principi che, secondo il legale, gli intermediari A1 Life (oggi Asstop in liquidazione) di Bergamo e Ovb di Verona (citata nella causa parmigiana), non avrebbero rispettato nel momento in cui proponevano le assicurazioni ai clienti, dal momento che avrebbero omesso di comunicare la reale situazione finanziaria del gruppo Fwu, oltre che i rischi connessi all'acquisto di polizze destinate a perdere valore.
Ma perché chiamare in causa le società di intermediazione e non Fwu? Considerando che la compagnia lussemburghese è fallita e ormai insolvente, Franchi ha messo in campo una strategia legale alternativa, perché quella dell'insinuazione nel fallimento potrebbe portare i risparmiatori, alla fine di una lunga ed estenuante procedura, ad avere in mano solo un pugno di mosche. «Credo che l'unico rimedio sia quello di agire nei confronti degli intermediari, denunciandone le irregolarità - spiega Franchi -. Va sottolineato che si tratta di un'azione che non pregiudica in alcun modo i diritti dei clienti di insinuarsi al passivo, visto che nelle scorse settimane il liquidatore ha completato l'invio dei moduli ai risparmiatori. Si tratta di due binari distinti».
In attesa che comincino le udienze (a Parma la prima è fissata per il 19 febbraio), prosegue l'iter della causa pilota promossa contro la Ovb davanti al Giudice di pace di Conegliano. «E' stata la prima azione avviata in Italia contro un intermediario per il crac Fwu - aggiunge Franchi -. Il tentativo di mediazione, richiesto dalla controparte, ha avuto esito negativo non essendosi manifestata una reale volontà conciliativa, e ora si attende la prossima udienza fissata per la metà di giugno. Ma il fatto che sia stata richiesta la mediazione, significa ammettere che si trattava di prodotti finanziari».
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