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Intervista

Tosca D'Aquino, una cena da ridere

Protagonista di una commedia brillante su segreti familiari, risate e riflessioni sabato al Teatro Verdi

Tosca D'Aquino, una cena da ridere

19 Febbraio 2026, 03:01

Cosa può succedere se durante una spensierata cena in famiglia scopri che tua figlia e il tuo migliore amico hanno una relazione? Da questo curioso scenario prende vita «Cena con sorpresa», una commedia brillante scritta a più mani da Augusto Fornari, Toni Fornari, Andrea Maia e Vincenzo Sinopoli, che andrà in scena sabato alle 21 al Teatro Verdi di Busseto. A interpretare il ruolo di Stefania, la madre, al fianco di Simone Montedoro, Toni Fornari ed Elisabetta Mirra, sarà Tosca D’Aquino. L’attrice si è fatta conoscere dal grande pubblico negli anni ‘90 con il film «Il ciclone» di Leonardo Pieraccioni. Da allora la sua carriera si è sviluppata soprattutto tra cinema e fiction, dove ha interpretato numerosi ruoli comici in pellicole di registi come Carlo Vanzina e Vincenzo Salemme. Tosca D’Aquino si è distinta però anche in parti drammatiche, come nella serie «I bastardi di Pizzofalcone», per la quale ha ricevuto il riconoscimento ai Nastri d’Argento. Tuttavia, il teatro ha sempre fatto parte del suo percorso artistico.

«Cena con sorpresa» cosa racconta delle famiglie di oggi?

«È uno spettacolo che parla di una classica famiglia alto-borghese, in cui si fanno sempre dei bei discorsi, si dice continuamente che va tutto bene, che siamo tutti uguali. Ma tutto cambia nel momento in cui i genitori scoprono che la “sorpresa” è che il loro migliore amico ha una relazione con la figlia. Questa situazione è attualissima proprio perché oggi sembriamo aperti a tutto, ma spesso non lo siamo più quando le cose ci toccano direttamente. Quindi “Cena con sorpresa” è una commedia brillante in cui si ride tantissimo, ma la cosa bella è che non è una risata fine a se stessa, ti fa anche riflettere».

Quanto ha contato la sua esperienza nella commedia nel suo modo di interpretare ruoli comici?

«I tempi comici, io lo dico sempre, o li hai o non li hai. Per assurdo è più facile fare il drammatico perché la comicità è una cosa un po’ innata, ci sono dei tempi, è quasi matematica. Io adoro anche fare il drammatico, ma avendo lavorato molto con Vanzina, Salemme, Pieraccioni e Panariello, ho preso più la direzione della commedia brillante».

Ha preso parte però anche a film drammatici, tra cui «Paganini» di Klaus Kinski, in cui la storia inizia proprio da un concerto a Parma. Com’è stata per lei quell’esperienza?

«Quella è stata veramente un dramma, perché purtroppo il regista era molto difficile. Io ero molto giovane e l’ho subito completamente. Quasi una sorta di violenza verbale e fisica. Quando lavori con questi registi problematici e tu sei giovane spesso non li riesci ad arginare».

Quanti anni aveva all’epoca?

«Avevo 19 anni, ero giovanissima. Ora è tutto più facile, a questa età gestisci le cose in maniera diversa, però quando sei ragazza non ti rendi conto. Questa è una cosa che mi fa soffrire, anche per le nuove generazioni, anche se credo siano più determinate di noi».

Recentemente invece è stata diretta da Ozpetek, ma in teatro.

«Sì, Ferzan è un regista e un uomo straordinario. Ha un modo di lavorare diverso: ha dato tanto spazio alla nostra creatività. Accoglieva le mie proposte, le mie idee. Non ti senti stretta all’interno di una struttura, diventa proprio una sorta di collaborazione, e questo è molto bello».

Quando ha iniziato a sognare di diventare attrice, si immaginava più a teatro o al cinema?

«Io sognavo di fare l’attrice nella pancia di mia mamma. Mi immaginavo come attrice di teatro perché ho calcato il palcoscenico fin da piccolissima, per me era una condizione naturale. Frequentavo una scuola di suore che aveva un teatro e, a sei anni, ho interpretato il ruolo della protagonista in “Non ti pago” di Eduardo De Filippo. Io nasco proprio dal teatro, la mia carriera ha preso una piega diversa dopo “Il ciclone”, però non l’ho mai abbandonato. Si può dire che ogni anno io abbia fatto sempre una pièce teatrale, in concomitanza con la fiction e il cinema. Però devo dire che il cinema l’ho amato tantissimo».

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