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Impianto eolico, il ministero boccia il progetto «Parma B»

La legge vieta di spezzettare una proposta unitaria in due procedimenti separati per la «Via»

Impianto eolico, il ministero boccia il progetto «Parma B»

20 Febbraio 2026, 03:01

Esultano (per ora) i comuni di Compiano, Bardi, Bedonia, Bore (in provincia di Parma) e di Morfasso (nel piacentino): il ministero dell’Ambiente ha dichiarato improcedibile l’istanza per il progetto del parco eolico «Parma B». Il motivo? L’aver presentato due progetti («Parma A» e «Parma B») distinti ma contigui. In estrema sintesi: la legge vieta di spezzettare una proposta unitaria in due procedimenti separati per la «Via».

A stretto giro, le reazioni della politica. «Il problema non è il singolo atto del ministero, ma un impianto normativo voluto dal Governo che impone dall’alto i progetti sulle rinnovabili – commenta Andrea Massari, vicepresidente della Commissione ambiente e territorio della Regione Emilia-Romagna -. Dal 2022 le norme nazionali hanno azzerato lo spazio decisionale di Comuni e comunità, escludendoli dalla fase in cui si impostano gli impianti energetici, ignorando criticità, vincoli e potenzialità dei luoghi. La Regione prova a intervenire con una nuova disciplina per definire ulteriori aree idonee, ma resta il limite strutturale di una legge che non riconosce un vero potere ai territori. Il caso “Parma B” lo dimostra: la procedura è tutta in mano ai livelli ministeriali e lo stop di oggi nasce da un vizio procedurale, non da una reale valutazione politica e territoriale. Se i territori non vengono messi nelle condizioni di partecipare alle scelte, la transizione energetica rischia di essere vissuta come un’imposizione calata da Roma. La sostenibilità è anche democrazia e partecipazione, non solo CO2».

Soddisfatto anche il presidente dell’Unione dei Comuni Valli Taro e Ceno Francesco Mariani, che oltre a sottolineare come oggi si vada «nella direzione di una maggiore correttezza procedurale», ricorda il lavoro di analisi tecnica e istituzionale messo a terra con i Comuni. Mariani, che ringrazia anche la Provincia e la Regione per la collaborazione, sottolinea che nessuno è contrario per principio alla transizione energetica, «tuttavia, la montagna non può essere considerata solo uno “spazio” disponibile: è invece un sistema complesso, fatto di paesaggio, biodiversità, economie ed equilibri ambientali. Come presidente dell’Unione e sindaco di Compiano, continuerò a vigilare».

A pioggia, il commento del sindaco di Bedonia Gianpaolo Serpagli, secondo cui «è una prima, importante vittoria per tutti i territori coinvolti. Da mesi sosteniamo che opere di questa portata non possano essere valutate “a pezzi”, ignorando gli effetti cumulativi su ambiente, paesaggio, biodiversità, salute e qualità della vita delle nostre comunità. Il ministero ha oggi dato un segnale di attenzione e di rispetto delle regole». Il sindaco sottolinea inoltre che la transizione energetica non può e non deve essere realizzata sacrificando i territori più fragili, e ribadisce che continuerà a seguire la procedura, mantenendo una posizione ferma a tutela dell’ambiente, del paesaggio e dei diritti dei cittadini. «Ringrazio l’Unione dei Comuni e la Provincia per il supporto tecnico e legale garantito in questi mesi a tutti i Comuni interessati. Questo risultato è anche il frutto di una leale e concreta collaborazione istituzionale, che dimostra quanto sia importante fare squadra nella difesa dell’ambiente e del paesaggio. Benché la battaglia non sia ancora conclusa, oggi possiamo dire di aver superato un passaggio fondamentale, che rafforza le ragioni dei territori e il principio che le decisioni devono essere assunte con serietà, trasparenza e rispetto delle comunità locali».

Il progetto Parma B sulla carta prevede 25 aerogeneratori per una potenza complessiva di circa 155 MW. «Ora – commenta il presidente dell’Unione dei Comuni - attendiamo di capire quali scelte farà Duferco: se presenterà una nuova istanza unitaria, dovrà includere una valutazione davvero complessiva degli impatti e un confronto reale con le comunità interessate».

«Ha prevalso il buon senso rispetto a una misura puramente speculativa che non faceva né l’interesse né la ricchezza del territorio, ma soprattutto è stato riconosciuto un principio fondamentale: non si possono spezzettare progetti così impattanti per evitare una valutazione complessiva e seria degli effetti sul territorio», dichiarano invece la deputata Laura Cavandoli e il consigliere regionale Tommaso Fiazza.

«Non è mai stata una battaglia contro le rinnovabili ma contro un impianto sproporzionato e incoerente rispetto alle caratteristiche dell’Appennino e come Lega abbiamo lavorato fin dall’inizio con atti e osservazioni concrete. Il capo del Dipartimento regionale Politiche energetiche della Lega, Emiliano Occhi, relativamente al progetto gemello Parma A, ha presentato osservazioni tecniche puntuali sull’efficacia e sulla coerenza del progetto rispetto al territorio, coinvolgendo cittadini e associazioni in un percorso partecipato e anche grazie a questo lavoro serio e documentato, oggi arriva un primo risultato»., concludono gli esponenti del Carroccio

Il presidente della Provincia
Fadda: «Da subito espressi forti dubbi»

«Sin dai primi incontri promossi in Provincia, in piena condivisione con tutti i comuni coinvolti – commenta il presidente Alessandro Fadda – abbiamo sempre evidenziato come dalla documentazione emergessero forti dubbi rispetto alla suddivisione in due progetti che, a un’attenta lettura, risultavano essere tra loro strettamente collegati. Ci è sembrato, da subito, di dover trattare non tanto due procedure distinte, bensì un unico grande progetto, in quella forma non sostenibile per il territorio. Una valutazione che abbiamo inserito all’interno delle osservazioni che, come Provincia, abbiamo condiviso con i comuni e l’Unione Valli Taro e Ceno e inviato al Mase e alla Regione». Il pronunciamento del ministero, dunque, conferma quanto sostenuto dalla Provincia di Parma, secondo cui quella di oggi «è una prima vittoria che tiene conto del parere dei territori, delle istituzioni locali e dei cittadini non adeguatamente coinvolti e informati nella prima fase di queste procedure. Il pronunciamento dimostra che non si possono suddividere progetti di questa tipologia con un così significativo impatto sul territorio sul piano ambientale, paesaggistico e viabilistico». In linea con il pensiero degli amministratori, anche per Fadda «non c’è alcuna preclusione alle energie rinnovabili ma, come ribadito sin dalla prima ora, nessun progetto può essere calato dall’alto senza la necessaria condivisione con i territori. Come Provincia, insieme ai comuni e all’Unione, continueremo a monitorare queste procedure».

Monica Rossi

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