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Trasporti pubblici e sicurezza

Autisti e controllori: «Sull'autobus come in trincea»

Tra insulti, spintoni e fughe: ragazzini, stranieri e anziani, multe, bodyguard e l'arte della calma

Autisti e controllori: «Sull'autobus come in trincea»

23 Febbraio 2026, 03:01

«Gli spintoni e gli insulti? Sono capitati, purtroppo. Ma noi sappiamo riportare tutti alla calma».

Parola di verificatore. Antonio, 55 anni, è controllore sui bus da 10 anni: «Le scuse di chi non ha il biglietto sul bus? Sono tante - risponde Antonio -: da "ho dimenticato l'abbonamento" a "non lo sapevo", fino a "parlo solo inglese". I furbetti si dividono tra quelli che il biglietto non lo vogliono proprio pagare e quelli che ancora pensano di acquistarlo dall'autista».

Ma chi sono i maggiori evasori? «Ragazzini e purtroppo stranieri - continua Antonio -. Gli anziani invece hanno difficoltà con la tecnologia e magari pensano di aver convalidato il biglietto e invece l'operazione non è completata». La multa è di 90 euro se però si paga entro 5 giorni, diversamente diventano 120.

«Quando ci si trova davanti a una persona che non ha il biglietto, il problema più frequente è il documento: molti - dice ancora Antonio - non vogliono mostrare la carta d'identità. E così cercano di scappare dal bus: una volta mi è capitato un ragazzo che si è buttato dal finestrino e dopo essere caduto malamente è fuggito. Noi cerchiamo sempre di far capire a queste persone che è meglio pagare una multa che avere una denuncia sulla testa. Fortunatamente con il sottoscritto certi ragazzi un po' agitati non fanno tanto i furbi: un po' perché sono di stazza grande e un po' perché noi verificatori ci presentiamo sempre con il sorriso».

Anche il papà di Antonio lavorava in Tep, «Sì - confessa -, ma 40 anni fa il nostro lavoro era molto più facile, perché c'era più rispetto per la divisa: oggi poche persone quando salgono sul bus danno il buongiorno all'autista, mentre ai tempi offrivano pure il caffè a mio padre. Insomma, siamo in un mondo caotico e con poca educazione. Basta dire che una volta ho trovato una ragazza senza biglietto sul bus, che non voleva fornire le proprie generalità, ma non poteva scappare perché aveva due valigie grosse: in attesa dell'arrivo delle forze dell'ordine, la ragazza ha fatto finta di starnutire e mi ha sputato addosso».

Biagio ha 47 anni e fa l'autista Tep da 23 anni e da 4 il verificatore: «Le scuse di chi non ha il biglietto sono sempre le solite - conferma Biagio -. Da "sono appena salito" a "ero al telefono" fino a "non ho fatto in tempo, l'autobus era troppo affollato". Noi ci approcciamo sempre in maniera educata, ma purtroppo ci capita di trovare persone che non conoscono le buone maniere, per cui ogni volta cerchiamo sempre di riportare l'interlocutore alla calma, senza mai alzare i toni. Cerchiamo di spiegare che il nostro lavoro è soprattutto di prevenzione, anche per evitare che sui bus possano accadere dei problemi».

Se si incontrano persone più agitate, il controllo è l'arma migliore: «Quando i verificatori salgono sull'autobus, la prima cosa che fa l'autista è spegnere le macchinette - prosegue Biagio -, per cui può capitare che ci siano ragazzini e, devo dire con rammarico, soprattutto stranieri che cercano di scendere in tutti i modi, per cui il pericolo di essere spintonato a spallate in questi casi è dietro l'angolo. Una volta un nostro collega è stato spinto mentre saliva ed è caduto all'indietro rompendosi il gomito. Da quando però ci sono i bodyguard siamo più protetti: ci aiutano molto nel nostro lavoro e anche i passeggeri si sentono più tranquilli. Quello dei bodyguard è stato un intervento necessario, perché purtroppo oggi l'utenza del trasporto pubblico è peggiorata. C'è chi ti manda a quel paese, ma mi sono sentito dire anche "Tu sei razzista". I cittadini devono sapere che a noi non piace fare le multe, anche perché non abbiamo nessun ritorno economico. E che se arriva una segnalazione di ragazzini che fumano sigarette elettroniche sul bus, noi per forza dobbiamo intervenire».

«Le teste calde ci sono sempre state - interviene Fabrizio, 50 anni, autista e verificatore di titoli di viaggio -. Quando si va accanto al portafogli delle persone, la reazione è sempre la stessa. Noi cerchiamo sempre di trattare tutti in maniera educata. E se per un caso di multa una persona non vuole fornire i propri documenti, si chiamano subito le forze dell'ordine. Adesso poi abbiamo un sistema sul tablet per capire se le generalità sono corrette. Un giorno mi è capitato un 30enne straniero che non voleva fornirmi i documenti. Fortunatamente in quel momento l'autobus stava transitando davanti alla caserma dei carabinieri a San Pancrazio, per cui le forze dell'ordine sono intervenute immediatamente e il 30enne è stato denunciato. Nonostante tutto, ora siamo più tranquilli perché da un po' di tempo a questa parte siamo appoggiati dal personale della security, che oltre a fornire una protezione concreta, ci aiuta anche con chi parla lingue straniere».

La regola per i verificatori è solo una: «Bisogna affrontare le persone con calma e far capire che la nostra non è cattiveria, ma lavoro. Tutto dipende da come ci si pone e noi siamo i portavoce dell'azienda Tep, per cui siamo sempre rispettosi ed educati».

Molti verificatori sono autisti, ma anche ausiliari del traffico: «Insieme ai colleghi interveniamo in alcune zone per permettere lo scorrimento delle linee - spiega ancora Antonio -. Nonostante il divieto di fermata, sono tanti che per esempio parcheggiano l'auto in Stazione là dove non si può, perché poi l'autobus non riesce a passare. Così anche in piazzale Maestri e in via Duca Alessandro all'incrocio con via Sette Fratelli Cervi, le auto sono parcheggiate ovunque e l'8 non riesce a svoltare».

Alla fine, su e giù dall'autobus, quei «furbetti» non mancano mai.

Mara Varoli

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