Il personaggio
Le Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026 si sono chiuse lasciando nell’aria qualcosa che va oltre i risultati e le medaglie. Per Vittorio Vaccaro, Vicepresidente vicario del CONI Emilia-Romagna, l’esperienza a cinque cerchi è stata un mosaico di emozioni e orgoglio istituzionale. Presente in prima linea tra tribune, cerimonie e momenti istituzionali, Vaccaro ha raccontato con soddisfazione un evento mondiale vissuto dall’interno, con lo sguardo di chi lo sport lo costruisce ogni giorno: «Il Comitato Olimpico Internazionale ha dedicato una standing ovation ai nostri Giochi. Complimenti alla Fondazione Milano Cortina 2026 e al presidente Giovanni Malagò. Il suo discorso alla cerimonia di apertura andrebbe preso a esempio e studiato per anni. È stata un’edizione che ha fatto bene al Paese».
Qual è stato il momento più emozionante che ha vissuto?
«Non potrò mai dimenticare la corsa all’interno dell’anello dello Speed skating, in occasione della vittoria nell’inseguimento della squadra maschile. Ero con il Presidente del CONI Luciano Bonfiglio, i membri di Giunta Valentina Rodini e Marco Riva e il Ministro Matteo Salvini. Tutti entusiasti. Essere ai piedi del podio a cantare l’inno nazionale è stato qualcosa di emozionante».
Ha in mente un atleta che l’ha colpita per atteggiamento o mentalità?
«Non uno ma due nomi: Federico Pellegrino e Francesca Lollobrigida. Pellegrino aveva annunciato che sarebbe stata la sua ultima edizione dei Giochi e che il suo obiettivo era vincere la competizione a squadre: l’ ha centrato due volte. Lollobrigida ha dimostrato serenità e consapevolezza di essere un’atleta straordinaria».
Qualche curiosità che ci può raccontare?
«Una riguarda il ruolo di Casa Italia, organizzata in maniera straordinaria su tre sedi diverse e, per quanto riguarda Milano (alla Triennale), aperta al pubblico. Sono passate 120.000 persone: hanno visitato mostre, visto come l’Italia sia cultura, sport, ricerca, tecnologia. Arrivavano gli atleti con le loro medaglie. Credo che Casa Italia sia stata il vero valore aggiunto di italianità in questa edizione».
Ricordi intensi, anche dal punto di vista umano, ce ne sono?
«Sicuramente quanto accaduto nello short track a Kamila Sellier. Ho vissuto in passato un infortunio che mi ha fatto perdere la vista da un occhio: osservare da pochi metri un taglio in quella zona del viso, è stato sicuramente intenso. Le auguro, come a tutti gli atleti che hanno avuto disavventure durante i Giochi, di riprendersi nel minor tempo possibile».
Quale immagine simbolo conserverà nella memoria quando penserà a queste Olimpiadi?
«Un’immagine sola è quasi impossibile, provo con due. Vedere i cinque cerchi illuminati al centro dello Stadio di San Siro, sentendo il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dichiarare ufficialmente aperti i Giochi Olimpici. L’abbraccio con il Presidente del CONI Luciano Bonfiglio per l’oro dell’inseguimento a squadre nello speed skating. Siamo oggettivamente privilegiati nel poter vivere questi momenti da così vicino: è giusto goderseli fino in fondo».
Dal punto di vista dei numeri, quale dato l’ha stupita maggiormente?
«Sintetizzo in due parole. La prima è “grazie” ai circa 18.000 volontari che hanno lavorato con disponibilità e sorriso, dando un contributo fondamentale. La seconda è “clamoroso”. Clamoroso per l’attenzione mediatica mondiale. Il Comitato Olimpico Internazionale ha comunicato 11,2 miliardi di minuti di streaming, pari al 62% in più rispetto a tutte le edizioni precedenti aggregate, oltre a diversi indicatori cresciuti in percentuale a tripla cifra. Così come, chiudendo sul campo, l’Olimpic Index (l’indicatore di tutti i risultati parametrato alle competizioni olimpiche): l’Italia è ai vertici mondiali con un valore pari a 7. Dieci anni fa eravamo attorno al 3».
Pietro Razzini
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