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CONDANNA

Mille telefonate in sei mesi alla ex e continui «agguati»: condannato lo stalker infaticabile

E' recidivo, la condanna definitiva a 3 anni e 6 mesi

 1.000 telefonate in sei mesi all'ex compagna e continui «agguati»: condannato lo stalker infaticabile

03 Marzo 2026, 03:01

Un'ombra che si allungava sempre. La vedeva quando usciva di casa per andare al lavoro. Compariva improvvisamente alle spalle mentre aspettava un'amica. E oscurava da mattina a sera il display del telefonino quando vedeva comparire il suo numero: in poco più di sei mesi, da novembre 2024 a giugno 2025, aveva ricevuto quasi 1.000 chiamate, perché nonostante avesse bloccato il suo numero, riceveva le notifiche delle telefonate. L'uomo dei pedinamenti, ma anche il compagno - 52 anni, origini napoletane - da cui Roberta fuggiva e poi tornava. Erano stati insieme dal 2013 al 2019, poi la relazione si era interrotta per poco meno di due anni e nel 2021 erano tornati uno accanto all'altra fino al 2024. Due stop intervallati dalla prima condanna di lui a 1 anno e 6 mesi, nel 2020, per stalking, poi la seconda separazione per il solito comportamento asfissiante. E nei giorni scorsi è arrivata la nuova condanna: 2 anni e 6 mesi con rito abbreviato. La giudice Gabriella Orsi ha messo in continuazione le due pene del 52enne, dopo aver revocato la sospensione condizionale che gli era stata concessa in precedenza, stabilendo una condanna complessiva a 3 anni e 6 mesi.

La prima querela, il processo e la pena non erano bastati. Nemmeno l'ammonimento del questore. Erano stati necessari gli arresti domiciliari, scattati lo scorso luglio. Perché dopo che Roberta si era nuovamente allontanata da lui, nell'ottobre 2024, lui aveva cominciato con il solito copione. Asfissiante. Inarrestabile. A partire da quello stillicidio di telefonate, anche 80-90 al giorno. All'inizio Roberta aveva tentato le vie «diplomatiche», chiamando i parenti dell'ex compagno in Campania, oltre a un paio di amiche in comune, affinché lo convincessero a cambiare atteggiamento.

Eppure, nulla era cambiato. La fine del rapporto era inaccettabile per lui. Anzi. Più lei pareva insofferente, più lui reagiva diventando onnipresente. Mai aveva alzato le mani, ma quella presenza costante era un'intimidazione violenta. Roberta aveva anche lasciato l'impiego decidendo di lavorare nel ristorante di famiglia, al piano terra dell'abitazione.

L'unico microcosmo in cui si sentiva sicura. Ma non appena si affacciava nel mondo vero, le sembrava che lui fosse sempre in agguato. Un giorno, prima di entrare in un negozio, si era premurata di lasciare l'auto in una parte piuttosto nascosta del parcheggio perché temeva che lui potesse vederla. Eppure, poco dopo se l'era visto comparire davanti. «Vedi, quando mi scrivevi che mi amavi, cosa è cambiato? Perché ti comporti così, perché non mi vuoi parlare?», le aveva detto con tono concitato. Poi si era addirittura accovacciato tra la portiera e il sedile della macchina per tentare di non farla partire.

Compariva anche quando Roberta non aveva l'impressione di essere seguita. E quando intercettava la sua auto, la tallonava in ogni spostamento, così che lei spesso era costretta a tornarsene a casa rinunciando a ciò che avrebbe dovuto fare. Se l'era trovato di fronte anche una sera di febbraio del 2025, quando doveva vedersi con un'amica in un ristorante. «Perché sei qui? Chi devi vedere?», le aveva chiesto avvicinandosi all'auto. Impaurita, non aveva nemmeno atteso l'amica. Era tornata a casa. Rinunciando a ciò che avrebbe voluto fare. Scampoli di libertà che lui si stava prendendo.

Georgia Azzali

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