Iter nel vivo
Fusione dei Comuni di Fornovo e Terenzo: approvate in consiglio le convenzioni che danno il via ai passaggi necessari. Da diversi mesi circolava l'ipotesi di questo progetto che ora, con questo atto ufficiale, entra nel vivo, con l'avvio di una fase di analisi, confronto e progettazione che potrà portare alla fusione dei due Comuni. La prima convenzione riguarda l'affidamento di uno studio di fattibilità sulla fusione.
«Si tratta di un passaggio obbligatorio - ha spiegato il sindaco Emanuela Grenti - finanziato in parte dalla Regione, mentre la quota restante sarà suddivisa tra i due Comuni in proporzione al numero degli abitanti. Lo studio dovrà essere completato entro 180 giorni e avrà il compito di valutare in modo oggettivo la sostenibilità della fusione, analizzando l'organizzazione dei servizi, i costi, le possibili economie di scala e l'impatto complessivo sul funzionamento dell'ente. L'obiettivo non è eliminare servizi, ma mantenerli e, laddove possibile, potenziarli. La logica della fusione non è quella dei tagli, bensì quella dell'efficienza e del rafforzamento, grazie a una migliore organizzazione e a una gestione integrata delle risorse».
Se l'esito dell'iter sarà positivo il passaggio successivo sarà l'invio alla Regione di una delibera con cui i due Comuni dichiareranno la volontà di procedere verso la fusione. Seguirà poi un referendum consultivo che si svolgerà separatamente nei due territori. «Pur non essendo una condizione imposta dalla legge in modo vincolante - prosegue Grenti - riteniamo che il referendum rappresenti un momento fondamentale di legittimazione democratica: un progetto di questa portata non può prescindere da un consenso chiaro e condiviso».
La seconda convenzione riguarda invece la partecipazione al bando regionale, che presumibilmente uscirà a maggio, per favorire i percorsi partecipativi, vale a dire il coinvolgimento dei cittadini per informare, raccogliere proposte e criticità. Il risultato di questo percorso sarà l'elaborazione di uno studio strategico del territorio: le azioni necessarie per rendere il territorio più attrattivo, contrastare lo spopolamento, favorire l'insediamento di nuove attività produttive e intercettare investimenti, in particolare privati.
«Un aspetto non secondario riguarda i vantaggi legati ai contributi regionali per i Comuni che scelgono la fusione, contributi che hanno una durata di 17 anni. A questo si aggiunge un elemento strategico: i Comuni fusi ottengono punteggi più elevati nella partecipazione ai bandi, aumentando in modo significativo la capacità di attrarre risorse. La fusione può diventare così un vero moltiplicatore di opportunità, per creare sviluppo».
Donatella Canali
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