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EMERGENZA COVID

«Aiutare gli altri ci fa bene»

L'esercito dei volontari Intercral impegnati nella pandemia

«Aiutare gli altri ci fa bene»

di Giovanna Pavesi

07 Aprile 2022,09:02

Tutto è iniziato a marzo 2021, con oltre 200 volontari impiegati, dalle 7 del mattino alle 19,30, tra l’hub vaccinale di Moletolo e i check-point dell’ospedale Maggiore. Ognuno prestava circa tre ore e mezzo di servizio, in qualsiasi condizione atmosferica, ma essendo un’attività piuttosto flessibile, c’è stato anche chi ha scelto di coprire un tempo più lungo per sostituire un collega.
«In un anno di emergenza sanitaria nessun turno è stato saltato -, spiega, con molto orgoglio, davanti al banchetto allestito in via Mazzini, Mauro Pinardi, presidente di Intercral, raccontando il contributo dei volontari, che, alla conclusione dello stato d’emergenza, definisce esemplari -. Vogliamo ringraziare anche Parma, che si è dimostrata molto sensibile ed è fatta anche di queste persone».

Da qualche giorno, infatti, il lavoro di Intercral, che ha dato il proprio contributo (con altre associazioni) nella gestione dell’hub di Moletolo e agli ingressi ospedalieri di via Gramsci e di via Abbeveratoia, si è concluso, ma è diventato un’esperienza per i tanti che si sono avvicinati alla realtà del volontariato incontrando (a volte per caso) l’associazione.
«Ho prestato servizio al check-point dell’ospedale dei Bambini: accoglievo chi arrivava, misuravo la temperatura e consegnavo i moduli per l’accesso - racconta Sebastiano Sandei, studente 23enne, che ha prestato servizio ogni sabato mattina, per un anno, dalle 7 alle 13 -. È stata un’esperienza formativa che mi ha fatto crescere e visto che stiamo vivendo un periodo non facile, anche per la guerra, ai tanti coetanei che non sanno come passare il proprio tempo dico che aiutare gli altri aiuta anche mentalmente». Anna Gray lavora da tempo in università, è stata la pandemia a sollecitarla verso questo impegno: «C’era bisogno di un contributo maggiore da parte di tutti, le risorse mancavano. Mi sono messa a disposizione in ospedale, anche perché era il punto più sensibile della nostra città che, secondo me, andava protetto tramite un intervento che ho fatto volentieri. Credo che la cittadinanza ci vedesse come una sorta di guida e si notava anche dalla loro gratitudine. Il tempo, durante i turni, volava proprio perché eravamo tutti concentrati a fare qualcosa di utile».

Rita Blamonti lo definisce, sorridendo, «un periodo avventuroso», perché individuare 44 volontari a settimana non è stato semplice, ma a distanza di un anno il bilancio è positivo. «I volontari hanno risposto bene e attraverso il passaparola hanno aderito anche tante persone nuove, alcune rimaste senza lavoro a causa del Covid. Loro sono cresciuti con noi come volontari e hanno risposto in maniera immediata durante l’emergenza. Abbiamo sempre coperto ogni turno, cercando di organizzare al meglio il tempo di tutti, perché l’importante era esserci in quel momento».

© Riproduzione riservata

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