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Il Po, la siccità si fa sempre vedere. Coldiretti: "Peggio che a Ferragosto" - Le foto - Video: la Regione e l'Autorità di Bacino fanno il punto

22 Giugno 2022,10:02

Il Po va sempre più giù, anche nei nostri territori. All’idrometro di Cremona, riferimento anche per la Bassa Parmense, il fiume è ormai stabilmente oltre gli 8 metri e 30 centimetri sotto lo zero idrometrico, quote mai raggiunte prima d’ora. La siccità si fa sempre più sentire e proprio a brevissima distanza dal ponte “Giuseppe Verdi” che collega le province di Parma e Cremona nel tratto compreso tra Ragazzola e San Daniele Po, per evitare la morte certa per siccità di 11mila ettari di terreno coltivato, il Consorzio di Bonifica Navarolo, sulla sponda lombarda del Po, ha creato uno sbarramento a tempi di record e, con l’uso di idrovore e trattori, da alcuni giorni sta pescando acqua dal fiume per cercare di portare l’acqua ad alleviare la sete di numerosi appezzamenti agricoli lombardi. Nella vicina Isola Serafini è stata fermata a causa della siccità e della eccezionale magra del Po, la centrale idroelettrica e, come fatto sapere anche da Enel Green Power, potrà tornare in funzione solo col ripristino delle condizioni idrauliche sufficienti all'esercizio dell'impianto stesso. 

Tra le principali conseguenze dello stato di grande crisi del Po c'è proprio la riduzione della produzione di energia idroelettrica, già molto ridotta, con riserva al minimo degli ultimi anni, come evidenziato anche da Terna nel corso dell'ultimo Osservatorio della crisi idrica del Po. All'orizzonte non solo il rischio di altre turbine ferme ma pure il pericolo di non riuscire a raffreddare le centrali termoelettriche, evidenziato invece da Elettricità Futura, associazione che riunisce imprese italiane del settore elettrico. La magra eccezionale del fiume, infine, fa riemergere anche nuove sorprese di carattere storico. Tra Castelvetro Piacentino e Cremona sono riemersi i resti di un vecchio ponte di legno mentre nel tratto compreso tra Roccabianca e Motta Baluffi, dal Po, sono riemersi i resti di una vecchia struttura. Difficile, al momento, determinare di che cosa possa trattarsi. Con molta probabilità, stando ad una prima e sommaria osservazione, potrebbe trattarsi di un vecchio molto che serviva, in passato, per il servizio di traghetto tra le due sponde. (p.p.)

SICCITA’: COLDIRETTI, PO PEGGIO CHE A FERRAGOSTO (-3,3 METRI). A SECCO I GRANDI LAGHI DEL NORD, -10% LATTE NELLE STALLE

Il livello del Po è a -3,3 metri rispetto allo zero idrometrico più basso che a Ferragosto di un anno fa con la siccità che colpisce i raccolti, dal riso al girasole, dal mais alla soia, ma anche le coltivazioni di grano e di altri cereali e foraggi per l’alimentazione degli animali, in un momento in cui è necessario garantire la piena produzione con la guerra in Ucraina. E’ quanto emerge dall’ultimo monitoraggio della Coldiretti sulla preoccupante situazione del fiume al Ponte della Becca (Pavia) nel momento in cui si aggrava la sete dei campi per l’ultima ondata di caldo in Italia con temperature previste oltre i 40 gradi.

Il più grande fiume italiano è praticamente irriconoscibile con una grande distesa di sabbia che occupa la gran parte del letto del fiume fondamentale per l’ecosistema della pianura padana dove per la mancanza di acqua – precisa la Coldiretti – è minacciata oltre il 30% della produzione agricola nazionale e la metà dell’allevamento che danno origine alla food valley italiana conosciuta in tutto il mondo.

 La situazione di carenza idrica riguarda anche i grandi laghi del Nord con il Maggiore che ha appena il 19,5% di riempimento dell’invaso e in quello di Como va ancora peggio con il 17,6% mentre nelle zone a valle serve l’acqua per irrigare le coltivazioni. Una emergenza nazionale che - sottolinea la Coldiretti - riguarda coltivazioni ed allevamenti travolti da una catastrofe climatica che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003 che ha decimato le produzioni agricole nazionali.

 A soffrire il caldo sono anche gli animali nelle fattorie dove le mucche con le alte temperature stanno producendo per lo stress fino al 10% di latte in meno. L’assenza di precipitazioni che in certe zone ha tagliato di 1/3 le rese – precisa la Coldiretti – colpisce i raccolti nazionali in una situazione in cui l’Italia è dipendente dall’estero in molte materie prime e produce appena il 36% del grano tenero che serve per pane, biscotti, dolci, il 53% del mais per l’alimentazione delle stalle, il 56% del grano duro per la pasta e il 73% dell’orzo.

 A causa dei cambiamenti climatici più di ¼ del territorio nazionale (28%) è a rischio desertificazione da Sud a del Nord con danni che già superano secondo la Coldiretti i due miliardi di euro. La situazione è drammatica in un 2022 segnato fino ad ora da precipitazioni praticamente dimezzate con la mancanza di pioggia che in alcune zone – conclude la Coldiretti - dura da quasi tre mesi con il ricorso alle autobotti, razionamenti e misure restrittive anche per orti e giardini.

 

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