In una Italia a mobilità frenata dall’emergenza sanitaria, anche chiusi in casa in lockdown si può essere concretamente amici delle api in una sorta di pronto soccorso da 'remotò.
A dirlo è l’esperto apistico marchigiano Pierluigi Pierantoni, presidente della Cooperativa Apicoltori montani di Matelica, nel sottolineare che «il 2020 è stato un anno No anche per le api e per chi ha fatto del miele, polline e derivati una professione».
Soprattutto nella prima parte dell’anno faceva troppo freddo nelle terre più alte di notte e le fioriture hanno tardato. Non così disastroso come il 2018 ma comunque siamo ancora in difficoltà per l’assenza delle piogge. «Da qui - dice Pierantoni - l’appello a chi vive in città».
Anche a Montalcino, sulle colline senesi, che è il primo produttore d’Italia di miele a livello comunale il quadro non è roseo. Un giovane apicoltore come Federico Ciacci pratica il nomadismo degli alveari per spostare le api laddove ci sono le fioriture delle piante melliffere. «La nostra - racconta - è un’azienda nata negli anni Settanta prima come hobby del nonno, poi come lavoro. Abbiamo 400 arnie e vendiamo in vendita diretta ma nell’anno del Covid l’azzeramento dei mercatini ci sta tagliando le gambe. Per la produzione spostiamo le arnie nel territorio della Val d’Orcia fino a sopra Pistoia: per fare i monovarietali, uno dei nostri dieci monoflora, bisogna spostare le arnie una settimana prima delle fioritura e lasciarle in loco fino al termine. Ma nonostante tanto impegno l’apicoltura soffre i cambiamenti climatici, le malattie delle api e in particolare la varroa che si è trasferita dall’indica selvatica all’ape nostrana. E ci costringe ai trattamenti, senza i quali morirebbero il 90% delle api». «A questo flagello si aggiungono inquinamento e pesticidi. L’annata è stata difficile per l'apicoltura, dobbiamo nutrire le api che non hanno fatto miele per la siccità con punte di calo produttivo del 60%» sottolinea l'apicoltore toscano che paventa il rischio di prezzi del miele alle stelle quest’anno perchè i costi di allevamento sono diventati altissimi e le rese produttive risultano in forte declino.
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