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Conte: «Se l'indice del contagio tornasse a 2 la situazione sarebbe irreversibile». Bonetti: 'Per i bambini attività educative nei parchi'

Conte: «Se l'indice del contagio tornasse a 2 la situazione sarebbe irreversibile». Bonetti: 'Per i bambini attività educative nei parchi'

28 Aprile 2020, 08:42

 «Da lunedì potremmo distribuire 12 milioni di mascherine al giorno, tre volte l’attuale fornitura. Dal mese di giugno arriveremo a 18 milioni, dal mese di luglio 25 milioni e quando inizieranno le scuole a settembre potremmo distribuire 30 milioni di mascherine al giorno, undici volte quel che distribuivamo all’inizio dell’emergenza». Lo ha detto il Commissario straordinario Domenico Arcuri in conferenza stampa alla protezione civile. 

 

«Tornassi indietro rifarei tutto uguale». Così il premier Conte in un colloquio con la Stampa. «Non sono pentito. Ho una grande responsabilità nei confronti del Paese. Non posso permettermi di seguire i sentimenti dell’opinione pubblica che pure comprendo nelle proprie emozioni». La curva del contagio va controllata «in tutti i modi». «Ecco perchè sono convintissimo che sia meglio procedere sulla base di un piano ben organizzato per minimizzare al massimo il rischio di una ricaduta che sarebbe fatale». 
La bussola «che guida l’azione e le scelte del governo sono le valutazioni che hanno e devono continuare ad avere una base scientifica. E’ mio dovere attenermi a questa - aggiunge -. C'è una certa rigidità del comitato tecnico-scientifico, ma se c'è è sulla base della letteratura scientifica sui contagi che loro hanno a disposizione». Conte comunque rivendica le scelte fatte: 
«Se un paziente solo, il famoso paziente uno, è riuscito a far esplodere un focolaio e a scatenare un contagio tale da obbligarci a chiudere l’intera Italia, riuscite a immaginare cosa potrebbe succedere con 100 mila casi positivi, quali sono quelli attualmente accertati?». L’indice del contagio R0 «adesso è sotto l’uno. Se tornasse a 2 vorrebbe dire in pochissimo tempo 200 mila contagiati, poi 400 mila, poi 800 mila, poi 1 milione e seicentomila e così via. La curva diventerebbe esponenziale. Con il tasso di letalità che c'è, sarebbe imperdonabile». Si precipiterebbe «in una condizione ben peggiore e forse irreversibile». 
Per quanto riguarda le fabbriche e le aziende, «abbiamo aperto all’industria e questo significa non 3 milioni, ma 4 milioni e mezzo di lavoratori che si sposteranno nel Paese». Ai cittadini «abbiamo voluto allentare un pò, per andare incontro ai desideri comuni, evitando però una sensazione di liberi tutti e di trasformare la ritrovata libertà in un diffusore del contagio anche tra i familiari e gli amici. Anche per questo abbiamo mantenuto l’autocertificazione, con specifiche motivazioni. Proseguiremo per step, pronti a correzioni se vedremo la curva rialzarsi. Ricorreremo a nuove zone rosse se necessario». 
Riguardo le critiche dai vescovi, Conte ha sentito Gualtiero Bassetti: «Con la Cei lavoreremo per concordare uno specifico protocollo di sicurezza, in modo da garantire a tutti i cittadini che parteciperanno a celebrazioni liturgiche condizioni di massima protezione. Questo anche per tutelare i parroci e i celebranti contro il rischio che si diffonda il contagio tra i fedeli». 

Lo studio dell'Università di Bologna sull'allentamento del lockdown

Nella fase di allentamento del lockdown in Emilia-Romagna sarebbe necessario ridurre il numero medio di contatti interpersonali di circa il 50% rispetto a quelli pre-lockdown, mentre in Lombardia il numero andrebbe ridotto dell’80% per non rischiare di dover applicare un lockdown completo fino all’estate. Sono gli scenari messi a punto da un progetto di ricerca coordinato dall’Università di Bologna e dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc) ha elaborato diversi possibili scenari di impatto delle misure di distanziamento sociale sulle ospedalizzazioni da Covid-19. 
Secondo i risultati ottenuti, per mantenere sotto controllo i nuovi ricoveri, in Emilia-Romagna occorrerebbe dimezzare nei prossimi mesi il numero medio di contatti interpersonali giornalieri per ogni cittadino rispetto a quelli pre-lockdown. In Lombardia il numero dei contatti dovrebbe ridursi invece dell’80%. Lo studio, diffuso online in forma 'preprint', utilizza un modello matematico inizialmente sviluppato per il contesto cinese e poi adattato dai ricercatori all’ambito lombardo e a quello emiliano-romagnolo, utilizzando i dati della Protezione Civile.

 

«Il Paese non può reggere un lockdown infinito. Ci avviamo all’allentamento con tutte le garanzie di sicurezza e sulla base di un piano ben strutturato dove si potrà intervenire, se necessario, sulla base di parametri predefiniti, qualora la curva dovesse risalire». Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, ieri in Lombardia per la prima volta dal'inizio della pandemia. «L'allentamento - ha spiegato a Bergamo - non può dipendere dal numero di contagiati di un singolo giorno, ma dall’osservazione di una curva più lunga nel tempo, dove si possa di nuovo intervenire in caso di risalita dei contagi».

"Il tema delle famiglie con figli lo pongo da settimane, abbiamo dato la prima risposta tampone con l’estensione del congedo parentale diviso tra madri e padri. Mi sembra evidente che oggi il problema sia emerso, io ho proposto delle soluzioni che sono ancora allo studio, l’idea che ho messo in campo è che se le scuole non possono riaprire, dobbiamo sostenere le famiglie attraverso una rete di realtà educative che possa riorganizzare attività ovviamente in una modalità sicura. La prima proposta fatta è usare spazi aperti come i parchi". Lo ha detto il ministro per la Famiglia e le Pari Opportunità, Elena Bonetti, a
 Per quanto riguarda le scuole "sono fortemente preoccupata, noi ci possiamo permettere un numero massimo di persone che possono entrare in contatto, se aprissimo le scuole - ha spiegato - il fattore di riproduzione del contagio ricomincerebbe a crescere. Io propongo attività alternative e differenziate che abbiano comunque una valenza educativo, immagino questo possa essere fatto da giugno. Già questa mattina incontrerò gli enti locali per avere le linee guida. Stiamo anche pensando a delle figure di volontari, anche studenti universitari, che possano andare a casa ad aiutare le famiglie".

 

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