le Regioni senza contagi sono quattro: Umbria, Sardegna, Calabria e Basilicata.
Sono 99 le vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, l’incremento più basso in un giorno dall’inizio del lockdown l’11 marzo. In totale i morti salgono così a 32.007. Domenica l’aumento era stato di 145 vittime. Sono 225.886 i contagiati totali per il coronavirus in Italia, 451 più di ieri. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. Ieri l’incremento era stato di 675. Quattro regioni hanno zero contagi: Umbria, Sardegna, Calabria e Basilicata. Sono saliti a 127.326 i guariti e i dimessi per il coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 2.150 . Domenica l’aumento era stato di 2.366. Sono 66.553 i malati di coronavirus in Italia, 1.798 meno di ieri. Domenica il calo era stato di 1.883. Sono 749 i pazienti ricoverati in terapia intensiva per Coronavirus, 13 meno di ieri. Di questi, 252 sono in Lombardia, 3 meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 10.207, con un calo rispetto a ieri di 104 persone mentre quelli in isolamento domiciliare sono 55.597, con un calo di 1.681 rispetto a ieri.
«I dati confermano che il lockdown ha funzionato» ma «ci vuole poco a tornare indietro e vanificare gli sforzi fatti. Apriamo e ripartiamo dunque ma con grandissima attenzione», «se non vogliamo sprecare il vantaggio acquisito in queste settimane». Il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato al Tg 3, commenta così i dati positivi che arrivano dalla Protezione Civile nel giorno in cui, in Italia, riaprono moltissime attività.
«L'Italia è tra i paesi che in assoluto ha fatto più tamponi rispetto alla popolazione. Dobbiamo continuare a farli e ogni volta che c'è una persona che ha sintomi e ha bisogno di un tampone ma il tampone non arriva, c'è un problema da risolvere». Lo ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza, intervistato al Tg 3. «Abbiamo investito 3 miliardi 250 milioni su questa strategia, rafforzato in maniera inedita ospedali e territorio».
L’Organizzazione mondiale della sanità accende i riflettori sul possibile legame tra la Covid-19 e le particolari sindromi infiammatorie, che possono interessare diversi organi, segnalate in bambini e adolescenti in Europa e Usa. Ad oggi, non sono molti i dati clinici relativi ai più piccoli, tuttavia sono in aumento le segnalazioni di infiammazioni pediatriche tali da richiedere anche il ricovero in terapia intensiva. L’Oms ha dunque sviluppato una prima definizione per classificare tali casi nei bambini: è la Sindrome infiammatoria multi-organo. L’allerta arriva sulla base delle segnalazioni giunte da Europa e Usa di bambini ricoverati per una condizione di 'infiammazione sistemicà con alcune caratteristiche simili alla Malattia di Kawasaki, che può compromettere le arterie del cuore, o di shock tossico. E’ stata descritta in questi casi una patologia «acuta» accompagnata da una «sindrome iper infiammatoria» che porta alla compromissione di più organi. L'ipotesi iniziale è che tale sindrome possa essere collegata alla Covid-19, data la sierologia positiva nella maggioranza dei pazienti pediatrici. In questi casi i bambini sono stati trattati con terapie antinfiammatorie. Per questo, avverte l'Oms, «è essenziale caratterizzare questa sindrome ed i suoi fattori di rischio, capire le cause e descrivere gli interventi per il trattamento». Infatti, «non è chiara l’intera patologia e se la distribuzione in Europa e nord America rifletta la realtà o se tale condizione semplicemente non sia stata riconosciuta negli altri Paesi». L’Oms sottolinea quindi che vi è un «urgente bisogno di raccogliere dati standardizzati che descrivano le manifestazioni cliniche, la gravità, esiti ed epidemiologia». La definizione preliminare di 'Sindrome infiammatoria multisistemà serve a «identificare i casi sospetti o confermati sia al fine di erogare i trattamenti sia al fine di effettuare un monitoraggio». Ad oggi, segnala il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc), sono in totale 230 nell’Unione europea i casi sospetti riportati tra i bambini della nuova sindrome infiammatoria multisistemica associata alla Covid-19, di cui due morti (uno in Francia e l’altro nel Regno Unito). Tra le condizioni che definiscono tale sindrome vi sono febbre, congiuntivite, infiammazione orale, sulle mani o sui piedi, problemi gastrointestinali acuti. Attualmente, rileva l’Ecdc, gli studi epidemiologici hanno mostrato che i bambini tra i 0 e 14 anni sembrano comunque essere meno colpiti dal virus SarsCov2: rappresentano solo il 2,1% di tutti i casi confermati in laboratorio. Per questo motivo l’Ecdc continua a considerare basso il rischio complessivo di Covid-19 per i bambini in Europa, sulla base della probabilità di avere la malattia e il suo moderato impatto. I bambini che nel mondo risultano al momento avere invece una diagnosi di Covid-19 confermata dagli esami di laboratorio, rileva l’Oms, sono 345 e il 23% di questi aveva anche una condizione di patologia pregressa.
E’ stata la prima sperimentazione a partire sull'uomo, quella dell’azienda americana Moderna e adesso il suo vaccino, sviluppato in collaborazione con l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Niaid) degli Stati Uniti guidato dall’immunologo Anthony Fauci, ha segnato un traguardo importante nella corsa al vaccino contro la pandemia, che coinvolge complessivamente 118 aziende.
I test della fase 1, condotti su otto volontari di età compresa fra 18 e 55 anni, indicano che le persone vaccinate hanno sviluppato livelli di anticorpi uguali o superiori a quelli riscontrati nei pazienti guariti dalla Covid-19. Il vaccino, chiamato mRNA-1273 dimostra al momento anche di essere sicuro e ben tollerato. Via libera, quindi al prossimo passo della sperimentazione, ossia la fase 2, che l’azienda intende avviare subito per poter iniziare in luglio la fase 3, che coinvolgerà un grande numero di individui per fare le risposte sull'efficacia del vaccino.
Moderna è una delle otto aziende che, secondo la lista stilata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), hanno già cominciato i test sull'uomo. La precede nello stato di avanzamento della sperimentazione soltanto la cinese CanSino Biological, che con l’istituto di Biotecnologia di Pechino ha cominciato i test di fase 2. Sono nella sperimentazione di fase 1 i vaccini dell’Istituto dei Prodotti Biologici di Whuan e Sinopharm, di Sinovac, quello dell’Università di Oxford le cui dosi vengono prodotte in Italia dalla Irbm, e inoltre i vaccini di BioNTech, Fosun, Pharma e Pfizer e quello della Inovio Pharmaceuticals.
Con quattro candidati vaccini arrivati alla sperimentazione clinica, la Cina è in questo momento fra i paesi all’avanguardia nella corsa al vaccino anti Covid-19 con Stati Uniti e Gran Bretagna, ed è dal presidente cinese Xi Jinping che nella 73/a assemblea dell’Oms che la Cina è arrivato l’annuncio della donazione di due miliardi di dollari per combattere il coronavirus, con la dichiarazione che, se Pechino dovesse trovare un vaccino contro la Covid-19 ne farebbe «un bene pubblico mondiale».
Seguono altri 110 candidati vaccini, basati su almeno nove strategie diverse. La più comune, seguita in almeno 40 candidati vaccini, si basa sulla struttura genetica di frammenti della proteina Spike, utilizzata dal nuovo coronavirus per aggredire le cellule. In circa 13 casi si veicolano sequenze genetiche del virus utilizzando virus resi inoffensivi, come fa l’italiana Reithera; si basa invece sul materiale genetico del virus SarsCoV2 l’altro candidato vaccino italiano, della Takis, seguito da una decina di gruppi di ricerca.
L’approccio seguito da Moderna si basa su una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili, che utilizza la sequenza del materiale genetico del coronavirus, ossia l’acido ribonucleico (Rna). E’ quindi un vaccino sintetico, che non utilizza il virus ma l’informazione contenuta nelle mappa genetiche finora pubblicate sulle banche dati GenBank e Gisaid, entrambe liberamente accessibili alla comunità scientifica.
Sono 131 le vittime del Coronavirus in Francia nelle ultime 24 ore, fra ospedali, case di riposo e istituti per disabili. Il totale dei decessi passa a 28.239, secondo la Direzione generale della Sanità.
Per la prima volta dall’inizio di marzo, la diminuzione di 89 pazienti nei reparti di rianimazione ha fatto scendere il numero totale dei pazienti affetti da Coronavirus in terapia intensiva sotto quota 2.000, a 1.998.
L’Anec ha preso visione dell’allegato protocollo al Dpcm sulle riaperture e «in queste condizioni le misure per le sale cinematografiche sono irricevibili. Prefigurano un’insostenibilità economica e operativa che può minare il riavvio del settore». Lo dice all’ANSA il presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Cinema Mario Lorini. Da oggi «chiederemo urgentissimamente un confronto per opportune e necessarie revisioni» aggiunge. Come Anec «abbiamo accettato la data per la ripartenza posta al 15 giugno», ma rispetto alle soluzioni per altre categorie, quelle che ci riguardano ci risultano inspiegabilmente penalizzanti e costituiscono anche un problema di immagine oltre che economico per il comparto».
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