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Il Covid torna a preoccupare e la Cina reagisce affidandosi ancora alla politica della 'tolleranza zerò, mettendo milioni di persone in lockdown per contenere gli ultimi focolai e colpendo città industriali importanti come Shenzhen, Guangzhou, Dalian, Chengdu e Shijiazhuang.
L’ultimo bollettino della Commissione sanitaria nazionale ha stimato in quasi 1.700 i nuovi contagi di trasmissione locale registrati martedì nel Paese, di cui 349 accertati e 1.326 portatori asintomatici, con situazioni più critiche segnalate nel Sichuan e in Tibet. Numeri minimi se confrontati con quanto si verifica a livello globale, ma sufficienti a far scattare blocchi draconiani e test di massa.
A Dalian, nel Liaoning, il lockdown ha colpito circa la metà dei suoi 6 milioni di residenti per una durata di almeno 5 giorni. A Shenzhen, polo tecnologico del ricco Guangdong alle porte di Hong Kong, almeno 4 distretti con circa 9 milioni di residenti sono stati interessati dall’ordine di chiusura, ripetendo un copione andato in scena più volte da inizio anno. A Guangzhou, il capoluogo provinciale con 19 milioni di abitanti, sono stati rilevati 5 contagi locali, sufficienti per far cordonare alcune aree di un distretto fino a sabato, far posticipare la ripresa delle lezioni negli asili nido, scuole primarie, medie e superiori e sospendere quelle già iniziate, secondo quanto hanno riportato i media statali. Anche i servizi di autobus e metropolitana sono stati drasticamente ridotti.
La politica della tolleranza zero contro il Covid, sostenuta ad oltranza dal presidente Xi Jinping, ha contribuito a frenare l'economia in modo pericoloso. Secondo Capital Economics, ben 41 città, responsabili del 32% del Pil cinese, sono attualmente coinvolte nella stretta anti-pandemica, il numero più alto da aprile. Pechino è rimasta relativamente tranquilla, anche se i viaggi in entrata e in uscita dalla capitale sono stati scoraggiati e i residenti sono sottoposti a test pressochè quotidiani anche in vista del XX Congresso del Partito comunista che aprirà i battenti il prossimo 16 ottobre e che dovrebbe affidare allo stesso Xi un inedito terzo mandato alla segreteria generale del Pcc.
Se il malcontento sulla nuova stretta corre veloce sui social media in mandarino a dispetto della censura del Great Firewall, l'Anbound Research Center, un think tank cinese, ha sostenuto una tesi in netta controtendenza affermando che la chiusura draconiana anti-Covid ha prodotto blocchi al commercio, ai viaggi e all’industria, sollecitando un cambio di rotta per evitare uno «stallo economico» e invitando la leadership a concentrarsi sulla crescita come è stato fatto da Usa, Europa e Giappone. Nella prima metà del 2022 la Cina è cresciuta del 2,5% contro un target annuale di circa il 5,5%, difficilmente raggiungibile. «Prevenire il rischio di stallo economico dovrebbe essere il compito prioritario», ha rimarcato il think tank basato a Pechino in un rapporto diffuso lunedì dall’eloquente titolo 'E' tempo che la Cina adegui le sue politiche di controllo e prevenzione dei virus', definito «coraggioso» sui social. A maggior ragione a ridosso del congresso del Pcc.
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