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Il caso

"Ha lasciato morire uno sherpa per essere la prima donna a scalare 14 Ottomila in tre mesi". Accuse durissime contro un'alpinista norvegese

"Ha lasciato morire uno sherpa  per essere la prima donna a scalare 14 Ottomila in tre mesi". Accuse durissime contro un'alpinista norvegese

Kristin Harila

di Stefano Intreccialagli

12 Agosto 2023, 21:37

La gioia della vetta, funestata dalla peggiore delle accuse per un alpinista: lasciare indietro un compagno di scalata, abbandonandolo alla morte. Protagonista della vicenda è l’alpinista norvegese Kristin Harila, che il 27 luglio ha infranto il record per aver conquistato le cime di tutte le 14 montagne del mondo di 8.000 metri nel minore tempo finora registrato: solo tre mesi e un giorno, per un’impresa conclusa con la scalata del K2.


Ma il suo successo è stato ora messo in ombra dalle scioccanti accuse secondo cui per conquistare l’ultima montagna, lei e il suo team avrebbero letteralmente scavalcato uno sherpa pakistano che era caduto da uno strapiombo, è rimasto appeso a testa in giù alle corde e in seguito è morto. Una scena immortalata in un video diffuso sui social e ripreso dai media di tutto il mondo. Harila ha invece insistito sul fatto che lei e il suo team hanno fatto tutto il possibile per salvare lo sherpa, Mohammad Hassan, e ha negato di essere nel filmato dell’incidente in circolazione.

Lo scalatore austriaco Wilhelm Steindl era sulla montagna quel giorno, secondo un’intervista rilasciata martedì al quotidiano austriaco The Standard. L’uomo ha deciso di tornare indietro quando le condizioni sono diventate troppo pericolose, ma una volta rientrato al campo base, ha detto di aver visto le riprese con drone di coloro che hanno proseguito sulla rotta insidiosa, catturate dal cameraman Philip Flämig. Lo sherpa «è stato trattato come un essere umano di seconda classe», ha affermato Steindl. «Se fosse stato un occidentale, sarebbe stato soccorso immediatamente», ha aggiunto. «Quello che è successo lì è una vergogna. Un essere umano vivente è stato lasciato morire per poter stabilire un record». Secondo Steindl, che ha visitato la famiglia di Hassan dopo essere sceso dalla montagna, lo sherpa aveva accettato il lavoro, nonostante la poca esperienza, per pagare le spese mediche della madre diabetica.


«Attraverso i resoconti di tre diversi testimoni oculari, posso riferire che quest’uomo era ancora vivo mentre circa 50 persone gli passavano accanto», ha invece raccontato Flämig a The Standard. «Questo è visibile anche nel filmato del drone. Viene curato da una sola persona mentre tutti gli altri spingevano verso la vetta», ha aggiunto, sottolineando che per Hassan «non c'è stata un’operazione di soccorso organizzata». Sebbene i due non abbiano identificato coloro che hanno superato Hassan, Flämig ha detto a The Standard che oltre ad Harila, altri due alpinisti puntavano a un record.

Travolta dalle polemiche, la scalatrice norvegese ha negato le affermazioni fatte contro di lei: «Abbiamo cercato di salvarlo per molte ore», ha detto, aggiungendo che si trattava di un sentiero «molto stretto» e le condizioni quest’anno erano eccezionalmente difficili.

Secondo Harila, lei e il nepalese Tenjin Sherpa - conosciuto come 'Lamà e detentore con la scalatrice del record - alla fine sono stati costretti a lasciare la scena per controllare il resto della sua squadra, dopo le segnalazioni di una valanga. Tuttavia, il suo cameraman Gabriel è rimasto indietro per continuare a fornire allo sherpa ossigeno e acqua calda. Alla fine, anche lui però è stato costretto a lasciare il posto, quando le sue scorte di ossigeno hanno iniziato a scarseggiare. Harila ha poi definito «insensibile» la diffusione dei video della tragedia. «Non è stata colpa di nessuno», ha scritto sul suo sito web. «Lama, io e soprattutto Gabriel abbiamo fatto tutto il possibile per lui in quel momento».

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