omicidio di garlasco
«Conosco bene chi ha fatto le indagini in quegli anni, si trattava di miei collaboratori estremamente bravi. Loro avevano considerato l’impronta non utile perché aveva pochi punti d’identità, e quindi rimango perplesso nel constatare che oggi è diventata utile». Lo afferma al Corriere della Sera il generale Luciano Garofano, comandante del Ris di Parma all’epoca del delitto Poggi. «Mi sembra un’immagine di scarsa qualità, molto poco definita - aggiunge - ma mi riservo di esprimere un parere definitivo dopo un’accurata diagnosi».
Sempio? «Questo è da vedere ma anche se così fosse non sarebbe un elemento decisivo perché il ragazzo frequentava casa Poggi e pure la cantina. Considerato che da quella scala l'assassino certamente non è mai sceso, l’impronta perde ancor più di valore perché evidentemente è stata lasciata prima del delitto. L’omicida aveva le dita sporche di sangue tanto da imbrattare il pigiama di Chiara. E’ stata fatta un’analisi molto dettagliata sul camminamento delle scarpe con la suola a pallini attribuite a chi ha ucciso la ragazza. C'erano solo quelle in casa e sui gradini non ne sono state trovate. Le scarpe con la suola a pallini sono di una marca usata da Alberto Stasi». La cui sentenza di condanna è «fondata su indizi solidi».
Oggi Garofano è consulente di Sempio, il cui legale pensa a un sicario e a un mandante: «Non commento le ipotesi che fanno gli altri, anche se si tratta dell’avvocato con il quale sto collaborando. Io rimango convinto della colpevolezza di Stasi. L'assassino è uno solo».
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