PESCARA
Quando è stato proiettato il video, la mamma è uscita dall’aula in lacrime. Le immagini delle violenze sulla figlia 14enne hanno fatto calare il silenzio e l'ombra dell’orrore tra i banchi del tribunale dei minorenni dell’Aquila. Alla sbarra due ragazzini, all’epoca dei fatti di 14 e 15 anni e oggi incriminati per violenza sessuale aggravata e riproduzione e diffusione di materiale pedopornografico. Secondo l’accusa avrebbero prima convinto la giovane a fumare uno spinello e poi l’avrebbero violentata riprendendo il tutto con i loro telefonini. Immagini finite poi nella chat di classe e sui social, rimbalzate da uno smartphone e l’altro devastando la vita della giovanissima che, ancora oggi - a due anni di distanza - porta su di sé i segni - fisici e psicologici - di un incubo senza fine.
Oggi, a distanza di due anni da quell'orrore, la giovane ha cambiato scuola e città, si è allontanata da tutto ciò che potesse in qualche modo ferirla ancora. «È completamente distrutta. Non ricorda nulla dell’accaduto, delle violenze subite - racconta il suo legale, Antonio Boschetti -. L’ha scoperto a scuola, il giorno successivo, quando le hanno detto di alcuni video che stavano iniziando a circolare nelle chat di classe e cosa contenevano. Oggi è ancora profondamente provata sia a livello psicologico che fisico». «È stata un’esperienza drammatica sia per i genitori che per la ragazzina - sottolinea l'avvocato -. La madre, davanti ai video mostrati in aula, non ha retto e si è allontanata in lacrime. La vittima, è attualmente in cura, seguita da un pool di professionisti ma l'accaduto ha segnato profondamente la sua vita».
Un altro episodio di violenze e abusi ha sconvolto invece la città di Cantù, in provincia di Como. I carabinieri, infatti, hanno dato esecuzione a una misura cautelare nei confronti di un 38enne di origini romene impiegato come operatore socio sanitario in una struttura per disabili. L’arresto è arrivato al termine di un’indagine avviata a partire da almeno tre denunce presentate da altrettante ospiti della struttura. Le donne - 20, 29 e 48 anni, tutte ritenute pazienti fragili - sarebbero state costrette lo scorso agosto a visionare film pornografici contro la propria volontà e a subire altri abusi da parte dell’uomo. I militari, inoltre, indagano anche sul presunto stupro di due delle tre pazienti.
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