LUTTO
Una folla ha accolto la piccola bara bianca di Domenico Caliendo, il bimbo di 2 anni morto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto con un cuore congelato. Il feretro è arrivato poco dopo le 11 al Duomo di Nola, nel Napoletano, accolto da un lungo applauso dei presenti in piazza. Alle 15 i funerali. La cerimonia funebre è stata presieduta dal vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino. Tanti i mazzi di fiori, ma anche peluche e biglietti, davanti all’ingresso della chiesa. Dopo i funerali nella cattedrale di Nola, la piccola bara bianca è uscita fra gli applausi.
In chiesa anche Giorgia Meloni
Giunta in chiesa la premier ha salutato i genitori del piccolo Domenico per poi prendere posto accanto alle autorità presenti. In chiesa sono presenti, oltre al sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi e il sindaco metropolitano di Napoli, Gaetano Manfredi.

Sulla bara letterina di un bambino
«Ti voglio bene, troverai tanti angeli che giocheranno con te». È quanto si legge in una letterina adagiata da un bambino davanti alla bara del piccolo Domenico nel duomo di Nola, dove alle 15 si svolgeranno i funerali. Tra i fiori bianchi e davanti alla foto del bimbo che campeggia sulla bara, Andrea, che firma la lettera, chiede di salutare i suoi nonni «anche loro tra gli angeli». «Ciao Domenico - si legge - sono Andrea. Volevo dirti che ti voglio bene e che ora sei tra gli angeli. Volevo chiederti di salutare i miei nonni, anche loro tra gli angeli. Ora troverai tanti angeli che giocheranno con te. Ti voglio bene. Andrea».

Le parole del vescovo
«Domenico è diventato figlio di tutti noi. I figli 'sò piezzi e corè e il nostro cuore si è spezzato in questa tragedia». Lo ha detto il vescovo di Nola, Francesco Marino, nel corso dell’omelia per i funerali del piccolo Domenico che si stanno celebrando nella cattedrale alla presenza della premier Giorgia Meloni.
Dal vescovo parole di conforto alla mamma di Domenico, Patrizia, e alla mamma del piccolo donatore: «Persino la lingua italiana non riesce a dare un nome a chi perde un figlio».
«Noi ci chiediamo il perché» ha proseguito monsignor Marino, «il male non si cura con altro male» anche se dovrà essere fatta chiarezza sulle responsabilità dell’accaduto.
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