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LA PAROLA ALL'ESPERTO

Neo-assunti e Tfr: meglio in azienda o un fondo di previdenza complementare?

Neo-assunti e Tfr: meglio in azienda  oppure un fondo?

24 Gennaio 2023, 16:42

Inviate le vostre domande su fisco, lavoro, casa, previdenza a esperto@gazzettadiparma.it

Risponde l'esperto Paolo Zani www.tuttoprevidenza.it

Sono un lavoratore ventiquattrenne neo assunto in un’azienda del settore chimico. Al momento dell’assunzione mi è stato posto il problema della destinazione del trattamento di fine rapporto di lavoro (TFR); ovvero se lasciarlo in azienda oppure versarlo ad un fondo di previdenza complementare. Le voci in proposito sono le più disparate. Alcune cose non mi sono chiare: se dovessi aderire ad un Fondo quale è meglio scegliere? che vantaggi avrei? E se dovessi, un domani, cambiare lavoro che fine farebbe il mio TFR versato al fondo?
Lettera firmata

Il tema della previdenza complementare è poco dibattuto e quindi pochissimo conosciuto soprattutto dai lavoratori neo assunti che si trovano a dover decidere, obbligatoriamente, sulla destinazione del Tfr. Entro 6 mesi dalla prima assunzione, il lavoratore del settore privato deve decidere cosa fare del proprio Tfr. Può destinarlo in via definitiva a una forma pensionistica complementare (compilando il modello Tfr2), aderendovi, oppure, lasciarlo presso l'azienda, non aderendo ad alcuna forma di previdenza complementare.

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La previdenza complementare, introdotta nella prima metà degli anni ’90, nasce per dare la possibilità ai lavoratori di costruirsi un «secondo pilastro» (una seconda pensione) ad integrazione di quella obbligatoria. La cosa si fa interessante a partire dal 1995 quando viene introdotto, per i nuovi assunti (dal 1° gennaio 1996), il sistema di calcolo delle pensioni completamente contributivo vale a dire basato esclusivamente sull’ammontare di tutta la contribuzione versata. il sistema contributivo garantisce normalmente un “tasso di sostituzione” più basso rispetto al “vecchio” sistema retributivo.

Per tasso di sostituzione si intende il rapporto percentuale fra la prima pensione e l’ultimo stipendio percepito prima del pensionamento. Si tratta di un parametro che consente ai futuri pensionati di capire quale sarà effettivamente il loro potere d'acquisto una volta terminata la vita lavorativa. Ora nel sistema retributivo questo “tasso” era attorno all’80% nel caso del sistema contributivo puro si aggira attorno al 65/70% nella migliore delle ipotesi. Da qui la necessità di costruirsi una pensione complementare per integrare quella obbligatoria. Molte sono le forma di previdenza complementare ma per restare alla domanda del nostro lettore vediamo di esaminare i vantaggi dei, cosiddetti, fondi chiusi o contrattuali , fondi ai quali io consiglio di aderire


Vantaggi

  • I fondi chiusi prevedono un contributo obbligatorio da parte del datore di lavoro. Per restare alla domanda, il nostro lettore essendo dipendente del settore chimico dovrebbe aderire a Fonchim e nello specifico il contributo del datore di lavoro in alcuni casi potrebbe arrivare al 2% . Questo è un contributo aggiuntivo ai versamenti del lavoratore.
  • Deduzione ai fini fiscali dei contributi versati dal lavoratore fino ad un massimo di 5.164,00 € per ogni anno
  • Tassazione della pensione agevolata, con aliquota al 15% che si riduce fino al 9% al crescere degli anni di partecipazione alla previdenza complementare.
  • Rendimenti tassati al 20%
  • Possibilità di richiedere anticipazioni sulle somme accantonate dopo un periodo di anzianità minima di iscrizione al fondo.
  • L’adesione al Fondo rappresenta una sorta di “risparmio forzoso” che nel tempo darà i suoi frutti.

Portabilità
Nel caso si dovesse cambiare lavoro e settore, per esempio dalla chimica alla metalmeccanica, è possibile trasferire tutta la contribuzione accreditata nel “vecchio” fondo al nuovo fondo.

La previdenza complementare è assoggettata al controllo di COVIP (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). Il Decreto lgs. 252/2005 contiene la vigente disciplina in materia. In tale ambito la COVIP, avuto riguardo alla tutela degli iscritti e dei beneficiari e al buon funzionamento del sistema di previdenza complementare, esercita la vigilanza prudenziale sulle forme pensionistiche complementari, perseguendo la trasparenza e la correttezza dei comportamenti, la sana e prudente gestione e la loro solidità.

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