Fondazione Magnani-Rocca
Bellezza, mistero, ossessione, mito. Una delle più grandi mostre, a cura di Francesco Parisi e Stefano Roffi, mai dedicate al Simbolismo italiano apre alla Villa dei capolavori di Mamiano di Traversetolo, sede della Fondazione Magnani-Rocca. Più di 140 opere — dipinti, sculture, incisioni — rivelano al grande pubblico (da sabato 14 marzo al 28 giugno) la stagione più visionaria dell'arte italiana tra Otto e Novecento: un capitolo che si sviluppò in dialogo serrato con una tendenza internazionale che muoveva da varie declinazioni del preraffaellismo e da una cultura francese e mitteleuropea che aveva in Gustave Moreau e Arnold Böcklin alcuni dei suoi principali riferimenti. Eppure la via italiana al Simbolismo seppe elaborare una propria fisionomia, riconoscibile nella convergenza tra istanze spirituali e la costante riflessione sul mito e sul paesaggio capace di tenere insieme tradizione e modernità.

Tra gli artisti in mostra: Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Arnold Böcklin, Edward Burne-Jones, Franz von Stuck, Max Klinger, Domenico Morelli, Giulio Aristide Sartorio, Galileo Chini, Luigi Russolo, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Giulio Bargellini, Adolfo De Carolis, Francesco Paolo Michetti, Plinio Nomellini, Emilio Longoni, Ettore Tito, Carlo Fornara, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Cesare Saccaggi, Libero Andreotti, Ettore Ximenes, Mario De Maria, Mariano Fortuny.
Sulle implicazioni tra Simbolismo e letteratura le parole di Enrico e Nichita, star di Instagram, fondatori del profilo cultus.classicus.
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