×
×
☰ MENU

inserto la domenica

La Féra ’d San Giuzép: la primavera parmigiana - Video

La rubrica di "Io parlo parmigiano"

15 Marzo 2026, 03:05

C’è un momento preciso in cui Parma decide che l’inverno è finito e quel momento non lo sancisce il calendario, ma La Féra ’d San Giuzép. Per chi è nato e cresciuto dedlà dal' àcua, il 19 marzo è la giornata in cui il quartiere si riprende le sue strade e il sole sembra scaldare in modo diverso. La Féra ’d San Giuzép non è solo un appuntamento, ma un pezzo di storia viva per i parmigiani più veraci. Le radici della festa sono antiche e profonde. San Giuseppe è invocato come Protettore della Città fin dal 1533. Fino a pochi anni fa, il Vescovo celebrava la funzione proprio nella Chiesa di San Giuseppe, anima del quartiere.

Per chi è cresciuto tra i borghi, il rito comincia davanti all’armadio. Va precisato che è quasi d’obbligo andär fóra in späda: si mette finalmente il cappotto in naftalina per sfoggiare la giacca leggera, una sfida d’orgoglio al primo sole per salutare l’inverno che lascia il passo alla bella stagione. Il poeta Renzo Pezzani la chiamava “primavéra di me vèc”, era il momento perfetto per la classica passeggiata tra le bancarelle cariche di dolciumi, tra l’odore dolciastro dello zucchero filato e quello delle frittelle, mentre i bambini tiravano la giacca ai padri per avere un pesciolino rosso o un giro sulla giostra.

Il cuore pulsante del divertimento erano i "baracconi". Quelli che oggi chiamiamo Luna Park, per generazioni sono stati semplicemente il luogo del folklore. La regina delle attrazioni era il calcinculo, o meglio, la Giòstra dìl cadén’ni. Lì si consumavano vere prove di destrezza: i ragazzi cercavano di volare più in alto di tutti per ciapär al covén. Agguantare quello sfrecciante ammasso di stracci non significava solo vincere un giro a màca, ma era l’occasione per dimostrare spavalderia davanti all’intera comunità, come in una sorta di rito tribale. Poco distante, il tiro a segno e soprattutto l’Avtopìssta erano l’occasione d’oro per i giovani più audaci per tacär botón con le ragazze.

Se del "dolce bastone" di San Giuseppe (un tempo simbolo commestibile della fiera dalla forma e dal gusto singolare) rimane oggi solo il ricordo, la gastronomia resiste nei borghi e in provincia: a Pellegrino trionfano le ciambelle e i tortelli di castagne con lo zabaione. La fiera oggi è diventata un Luna Park moderno e negli anni i “baracconi” si sono spostati dallo storico quartiere. Eppure, ogni volta che torna il 19 marzo, Parma torna a guardare verso l'Oltretorrente, che non rinuncia a festeggiare: le attività gastronomiche e alimentari sfoggiano il meglio che hanno, musicisti e artisti di strada colorano i borghi, per un weekend intero che ha come fulcro ovviamente Piazzle Picelli. Perché finché ci sarà qualcuno pronto a sfidare il fresco in maniche di camicia e un ragazzo pronto a saltare per un codino di stoffa, La Féra ’d San Giuzép continuerà a ricordarci che, dopotutto, la primavera è una questione di cuore. Nonostante i tempi che cambiano e le giostre che si allontanano, la Fiera di San Giuseppe resta il primo respiro di libertà dell’anno. È la promessa che, finché ci sarà un parmigiano pronto a uscire in späda, l’anima dell’Oltretorrente continuerà a brillare sotto il timido sole di marzo.

© Riproduzione riservata

CRONACA DI PARMA

GUSTO

GOSSIP

ANIMALI