Lettere
Egregio direttore,
la ristrutturazione dello stadio Tardini, quanto mai necessaria anche per ragioni di sicurezza e, se vogliamo, di maggior agio per il non indifferente numero di spettatori, genera naturalmente anche voci contrarie.
Non entro sulla sostenibilità finanziaria dell’opera; non credo che un navigato imprenditore a stelle e strisce imbastisca un tale ambaradan senza avere idea dei costi che sosterrà. Semmai sarà sorpreso del microcosmo e burocrazia dell’Italia tricolore, che diffida da sempre degli investimenti privati (certo, sono fatti in ottica di ritorno, che diamine) e che non ha ancora colto che ormai il «pubblico» non ne ha nemmeno per riempire le buche delle strade.
In altri termini, credo che l’opportunità sia da sfruttare appieno, certo controllando come si deve e magari suggerendo ma senza ostacolare a prescindere; ricorrere ai lacciuoli della burocrazia a difesa di presunte peculiarità in contrasto alla volontà di cambiamento che sicuramente accumuna le migliaia di tifosi parmigiani non giova a nessuno.
Gian Guido Bizzarri
Parma, 7 gennaio
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