LETTERA AL DIRETTORE
Caro direttore,
le scrivo (con la speranza che abbia la benevolenza di pubblicare queste righe) in quanto ieri 17 novembre ho partecipato alla riunione, avente oggetto la ricostruzione dello stadio Tardini. Nelle intenzioni degli organizzatori doveva essere una esposizione di alcune problematiche relative alla ricostruzione e un momento di ascolto delle osservazioni dei cittadini partecipanti.
Premesso questo vorrei riassumere alcuni interessanti interventi dei nostri concittadini negazionisti (termine molto in voga): uno è stato effettuato da un simpatico medico in pensione che ci ha prospettato una situazione sanitaria a dir poco catastrofica, con aumento vertiginoso di Ictus, Alzheimer, malattie polmonari dovute alla demolizione dello stadio, dimenticandosi le decine di cantieri aperti dovuti al a bonus 110.
Altro intervento è stato effettuato da un signore con spiccate qualità di chiaroveggenza che ci ha proiettato direttamente nel 2030, prospettandoci fra le altre cose la chiusura di due dei tre negozi che dovrebbero nascere unitamente al nuovo stadio, chiusura dovuta agli alti prezzi degli articoli posti in vendita, e una situazione decisamente deplorevole di persone che di notte andrebbero ad urinare sui muri di protezione dello stadio (immagino dovuto ad un aumento vertiginosa dell’incontinenza effetto della demolizione).
Ultimo intervento, e poi chiudo, quello di una gentile signora che ha prospettato una delocalizzazione, dimenticandosi di menzionare progetto e finanziatori, e senza prevedere che tale delocalizzazione porterebbe a un aumento della cementificazione e dell’inquinamento dovuto a spostamenti di mezzi (adesso migliaia di persone vanno allo stadio a piedi), e con l’effetto di dovere assistere ad un lento decadimento dello stadio dato che se quanto prospettato dal medico fosse vero, sarebbe impossibile abbattere lo stadio se non a fronte di migliaia di morti causate da tale abbattimento.
Concludendo, qualora il presidente si ritirasse resteremmo con uno stadio obsoleto e in decadimento causa mancanza di fondi da parte del Comune per avviare lavori di restauro, grazie ai nostri amici del No a prescindere.
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