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Lettere al direttore

«Bella Ciao» e la libertà

29 Maggio 2023, 08:53

Egregio direttore, se possibile mi piacerebbe rispondere ad una lettera pubblicata nella Gazzetta del 15 maggio scorso.

Innanzitutto mi piacerebbe dire a colui che l'ha scritta di godersi a pieno la democrazia conquistata dalla Resistenza partigiana, di cui «Bella Ciao» divenne inno. Parlo della liberazione dal fascismo, della libertà di espressione che consente a me e a tutti noi di poter dire ciò che pensiamo, dono dei nostri nonni e padri, compreso il mio, costretti alla guerra e, quando risparmiati dalla morte per freddo e fame, vigliaccamente fucilati e impiccati nelle piazze dei nostri paesi.
Per quanto riguarda la canzone «Bella Ciao», non è stata solo la scuola di Parma a cantarla... il 25 aprile in una piccola frazione nelle prime colline di Fornovo di Taro, ogni anno viene commemorato l'eccidio di quattro giovanissimi ragazzi barbaramente uccisi dai fascisti, vi partecipano familiari, cittadini, associazioni e autorità.
Quest'anno alla commemorazione hanno partecipato anche i bambini della scuola primaria, come riportato con un bell'articolo anche sulla Gazzetta, con tanto di cronaca e fotografie. Ciascuno dei bambini ha letto il proprio pensiero in ricordo dei valorosi ragazzi che si battevano per la nostra libertà. Al termine della commemorazione, tutti i presenti all'unisono, bambini compresi, hanno cantato «Bella Ciao».
Anche io l'ho cantata, e per questo vorrei dire a questo signore, che non per questo devo essere classificata come comunista o identificata con chissà quale altro partito. Mi riconosco semplicemente nei valori per i quali mio padre e i nostri nonni si sono battuti, lasciandoci come eredità libertà e democrazia, per questo ancora oggi meritano il ricordo, il rispetto, la gratitudine.
Per quanto riguarda la canzone, è vero, «Bella Ciao» è solo una canzone o forse una bella poesia ...Invito questo signore, e chiunque la pensi come lui, a leggerne a fondo le parole, così come per una poesia, con rispetto... come, del resto, la invito a leggere con attenzione e senza pregiudizi ideologici le ultime interviste della Senatrice Liliana Segre.
Se nel leggerle prova disaggio o fastidio, è solo perché il disastro del fascismo pesa ancora sulla coscienza del nostro paese, come dei fantasmi che ritornano e con cui evidentemente non abbiamo ancora fatto bene i conti, nonostante il sacrificio dei partigiani e delle tante donne, che hanno permesso al nostro paese di liberarsi da guerra e dittatura. Può non condividere, ma può, sempre grazie a loro, esprimere il suo pensiero ed io il mio.
Franca Zanetti
Fornovo, 25 maggio

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