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'Ndrangheta: corruzione sui fondi per il sisma a Mantova: 10 indagati. Ai domiciliari un ingegnere di Medesano - Video

10 Gennaio 2023, 20:12

C'è anche un ingegnere di Medesano tra gli arrestati per i fondi sul sisma del 2012 a Mantova. Per Z.P., un professionista 65enne  sono stati disposti gli arresti domiciliari.

In un’intercettazione del 2 ottobre 2020 l’architetto Giuseppe Todaro, «tecnico aggiuntivo esterno" in Comuni mantovani per l’istruttoria relativa al contributo per la ricostruzione di immobili danneggiati dal terremoto del 2012, è colto dai carabinieri di Mantova mentre conta le banconote di una tranche di una tangente con un coindagato: «Uno, due tre quattro cinque, sei», si sente dire e, annota il gip che ha disposto per lui e altre nove persone gli arresti per concussione, corruzione e abuso d’ufficio con l’aggravante delle finalità mafiose (cosca Dragone della 'ndrangheta), «in sottofondo si percepisce rumore riconducibile al conteggio di cartamoneta». Erano 4mila euro, mille in meno rispetto a quanto pattuito per alcune difficoltà del pagatore che già ne aveva consegnati 9mila.
Questo per far ottenere o 'gonfiarè i contributi per la ricostruzione (in un caso un contributo di 64mila euro era 'lievitatò a 146mila) e la richiesta media era del 3% sull'ammontare dei lavori che finivano alla ditta Bondeno, intestata a un prestanome ma di fatto gestita dal padre dell’architetto, Raffaele; gli altri non avevano il contributo o la cifra era ben inferiore rispetto a quanto dovuto. Come accadde a quel committente che, il solo di propria iniziativa, ha raccontato tutto alla «Struttura commissariale per l'emergenza» istituita dalla Regione Lombardia la quale aveva presentato un esposto alla Procura.
Todaro, stando alle indagini dei carabinieri comandati dal colonnello Vincenzo Di Stefano, non era un tecnico qualunque e quello che faceva era possibile in quanto, nella ricostruzione della Dda di Brescia, durante i colloqui registrati dagli investigatori, rivendicava «orgogliosamente la propria posizione derivante dal proprio 'prestigio mafiosò, sia la ricchezza nel frattempo accumulata dal suo nucleo familiare, non mancando di veicolare minacce, esplicitando la fama criminale e la capacità offensiva della cosca, secondo i classici sistemi mafiosi ogniqualvolta fosse necessario riaffermare la sua 'autorità». Questo in forza di «rapporti di parentela tra Todaro e soggetti certamente appartenenti (con ruoli di spicco) alla cosca Dragone di Cutro, storicamente contrapposta a quella dei Grande Aracri», insediatasi nella zona del Basso mantovano e nel Reggiano sin dal lontano '82.
Con i Todaro sono stati arrestati altri professionisti e anche un bancario che chiudeva un occhio, anche perchè loro debitore, sulla provenienza dei soldi di padre e figlio esclusi, in ragione dei loro trascorsi, dalla 'white list’delle imprese.

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