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Sant'Antonio Abate, benedizione degli animali e altri riti nella Bassa - Le foto

di Paolo Panni

18 Gennaio 2025, 10:02

Rinnovato l’appuntamento, sempre molto sentito, con la festa di Sant’Antonio Abate, una delle ricorrenze più attese, sentite e celebrate di qua e di là dal Grande fiume. E’ la festa forse più popolare, tradizionale e più antica di quelle celebrate nel cuore della campagna Già per la vigilia di questa ricorrenza è sempre stata una speciale usanza quella di pulire per bene la stalla, i pollai, i giacigli e le gabbie degli animali. La sera della vigilia è meglio non restare ad ascoltare gli animali perché si dice che parlano tra loro e si confidano i maltrattamenti e le crudeltà degli uomini. Sono parole segrete, arcane e difficili da comprendere: per questo non vanno ascoltate e non devono essere disturbati; anche perchè si racconta che nei secoli passati, chi l’ha fatto, poi è morto.

Sempre per la vigilia, un tempo, anche il contadino più miscredente celebrava un rito singolare accendendo un cero di fronte all’immagine del santo nell’edicola a lui dedicata e posta, abitualmente, sopra l’ingresso principale delle stalle, recitando un rosario seguito da specifiche giaculatorie mediante le quali veniva invocata. Su tutte le famiglie di animali, di grande come di piccola taglia, suino incluso, esistenti nella sua proprietà, una specie di protezione del santo stesso. A lui si chiedeva inoltre di difendere tutti, la casa e le cose, specie il fienile (una delle ragioni per cui, generalmente, nelle immagini del santo compare anche il fuoco). Un misto quindi di fede occasionale, bigottismo ed opportunismo. Nel giorno del Santo (17 gennaio) è usanza, in molte località, quella di benedire gli animali, le stalle e gli allevamenti, oltre al sale e al pane durante le cerimonie religiose. In molti luoghi della Bassa e della campagna i parroci si sono recati di persona, nelle aziende agricole e negli allevamenti, per impartire la benedizione. Per Sant’Antonio non si devono uccidere gli animali, e quindi ci si è sempre guardati bene dall’immolare, ad esempio, una gallina o un coniglio.

Chi lo ha fatto, sempre secondo la tradizione, avrebbe visto ben presto i propri allevamenti decimati da qualche epidemia. La sera di Sant’Antonio, popolari sono poi i famosi falò propiziatori che vedono mescolarsi tradizione sacra e pagana. I falò simboleggiano la volontà di bruciare il vecchio e il negativo ma, secondo altri usi, anche il gettare tra le fiamme una lista dei desideri da benedire con il fuoco. Un modo anche per celebrare o per <accelerare> la fine dell’inverno. La ricorrenza del celebre asceta, uno dei più rigorosi eremiti di tutti i tempi e grande padre del monachesimo orientale, è da sempre accompagnata da una serie di riti molto antichi, legati strettamente alla vita contadina, che fanno di Antonio Abate un vero e proprio <santo del popolo>. E’ notoriamente considerato il protettore contro le epidemie di certe malattie, sia dell’uomo, che degli animali. E’ invocato, in particolare, come protettore del bestiame ma anche per scongiurare gli incendi, e non a caso il suo nome è legato ad una forma di herpes nota come fuoco di Sant’Antonio.

Antonio Abate è anche considerato il patrono del fuoco e diversi riti che riguardano la sua figura testimoniano un forte legame con le culture precristiane, soprattutto quella celtica. E’ nota infatti l’importanza che rivestiva presso i Celti il rituale legato al fuoco come elemento beneaugurante. Ci sono poi i detti popolari, uno su tutti "Par Sant’Antoni Abà, un’ura sunà", a significare l’allungamento significativo che le ore di luce hanno ormai subito dalla notte del solstizio del 21 dicembre. Diversi gli appuntamenti che si sono tenuti tra le terre del Po e le terre verdiane. A Busseto si è rinnovata la tradizione di pregare per gli allevamenti. In collegiata a Busseto sono state celebrate tre messe e, come da consuetudine, è stato benedetto anche il sale. La benedizione degli animali domestici è stata fatta invece sul sagrato della collegiata.

In serata, quindi, la processione con i ceri accesi fino alla sede del gruppo Alpini "Terre del Po" con la preghiera finale per la campagna, gli agricoltori, gli animali domestici e da allevamento. A Vidalenzo di Polesine Zibello, su iniziativa dei monaci benedettini "Custodi del Divino Amore" è stata celebrata la messa in chiesa parrocchiale. A Pieveottoville il parroco don Benjamin Ayena ha benedetto le aziende agricole; inoltre, venerdì 17, è stata celebrata la messa nel caratteristico oratorio di sant’Antonio Abate e sono stati benedetti gli animali in piazza Battisti. Domenica 19, al termine delle messe delle 8.45 a Stagno di Roccabianca; alle 9.45 a Ragazzola e alle 11 a Pieveottoville saranno benedetti gli alimenti per gli animali.

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