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L'Europa "a due velocità". Anche per le batterie?

La rinuncia alla gigafactory di Termoli svela la crisi degli investimenti, l’impatto dei costi energetici e il rischio di un’Europa divisa nella produzione di batterie.

La «colonnina infame» e l'auto elettrica

di Aldo Tagliaferro

24 Febbraio 2026, 10:41

Era nell'aria da tempo, ora è una certezza: la gigafactory di Termoli non si farà. ACC (il consorzio formato da Stellantis, Mercedes e Total) ha alzato bandiera bianca il 7 febbraio. Il dibattito interno si è concentrato (comprensibilmente, da un certo punto di vista) sul futuro dei lavoratori, ai quali Stellantis fornisce le garanzie della linea di produzione del cambio e‑Dct nonché un investimento sui motori conformi alla normativa Euro 7 ora che si è aperto uno spiraglio di sopravvivenza del termico. Ma la vera questione è un'altra: l'Europa sta abdicando a un ruolo nella transizione energetica che - per quanto messa in discussione - è in piena attuazione? Stellantis e Mercedes (ma un po' tutta l'Europa) stanno fronteggiando una crisi che impone scelte di fronte a un mercato elettrico che arranca e questa è la fase nella quale servono forti investimenti per frutti che si raccoglieranno tra anni. Per cui dopo il fallimento di Northvolt, la rinuncia di Italvolt e Britishvolt e i tentennamenti di Volkswagen sulla quarta gigafactory il rischio è che quando l'elettrico sarà più diffuso il vecchio continente si troverà ancora più indietro di quanto non sia adesso, costretto a importare celle e metalli dal Far East. In Europa oggi c'è appena una decina di gigafactory attive e gli investimenti per lo più vengono da lontano (Tesla in Germania, i coreani in Europa orientale).

Non solo: tra i problemi da risolvere c'è un costo energetico spesso proibitivo. Una gigafactory è altamente energivora e anche utilizzando fonti rinnovabili il saldo fra i picchi di iperproduzione e quelli in cui mancano vento o sole rimane negativo. Ecco allora che tra le ragioni della rinuncia di ACC a Termoli e Kaiserslautern (sì, lo stop riguarda anche il progetto tedesco) c'è da considerare il costo energetico. Sarà un caso che le due gigafactory di Stellantis si trovino in Francia (Billy‑Berclau/Douvrin) dove i costi energetici sono mitigati dal nucleare e in Spagna (in costruzione ad Aragona con Catl) dove a calmierare le bollette ci pensano i rigassificatori e le rinnovabili? Se non si interviene, il rischio è quello di un' Europa «a due velocità» anche nella produzione di batterie.

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