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Non piange solo l'Europa: anche Tokyo teme la Cina

Sotto pressione il Giappone tra scandali, dazi, carenza di chip e impianti sottoutilizzati

E BYD intona il "de profundis"  al vecchio motore plug-in

di Aldo Tagliaferro

02 Marzo 2026, 17:47

Che la Cina avanzi a passi da gigante non ha più il sapore della novità. La recente consacrazione nella top ten mondiale di tre brand (BYD, Saic e Geely) è la logica conseguenza del cambio di paradigma dell'automotive. Siamo avvezzi a piangere calde lacrime per l'industria europea vittima dell'invasione cinese (ma anche della miopia politica continentale). Ma c'è un altro sconfitto in questa storia: il Giappone. Non inganni la solida leadership di Toyota, da 6 anni il primo Gruppo al mondo grazie a strategie molto differenziate: l'industria dell'auto che aveva insegnato al mondo i criteri di efficienza e affidabilità mostra crepe evidenti, apertesi a fine 2023 con lo scandalo di Daihatsu che aveva falsificato per anni i test.

Un'altra mazzata è arrivata dai dazi americani (gli Stati Uniti sono il primo sbocco per l'export, circa il 30-35%), poi la concorrenza cinese ha cominciato a farsi sentire sia in termini di prezzi che di modelli mentre la scommessa elettrica non sta pagando. Un esempio su tutti: lo stabilimento Nissan di Tochigi ha registrato un tasso di utilizzo degli impianti del 10% nel 2025 (al confronto Mirafiori scoppia di salute...) avendo sfornato 20mila veicoli con la spina a fronte di una capacità di 190mila. Infine anche Tokyo ha sofferto la carenza di chip influenzata dalle restrizioni cinesi. Certo, qualche segno di vita è arrivato dal rialzo dello 0,8% della produzione giapponese nel 2025 dopo 4 anni di cali (però gli utili sono in frenata) ma i Costruttori sono alla ricerca di due tipi soluzioni: da un lato processi di M&A (il merger Honda-Nissan è in stallo, si ipotizza la fusione tra Mazda e Suzuki) dall'altro investimenti in nuove linee di produzione dove i costi sono competitivi con la Cina, cioè l'India.

Qui Toyota, Honda e Suzuki stanno investendo 11 miliardi di dollari. Il ministero dell'Economia sta anche lavorando con gli Stati Uniti nell'ambito dell'accordo da 550 miliardi siglato a luglio, anche se i progetti al momento più che l'auto riguardano centrali a gas per data center e infrastrutture portuali. Servono adattamenti rapidi, altrimenti il rischio è che Tokyo replichi il declino dell'elettronica. Ricordate quando comandavano Sony, Panasonic e Sharp?

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