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“Alla fiera dell'est”, il trionfo di Branduardi

“Alla fiera dell'est”, il trionfo di Branduardi

27 Agosto 2021, 04:14

Terzo in ordine di tempo e primo album di grande successo nella straordinaria carriera di Angelo Branduardi, “Alla fiera dell'est”, che quest'anno spegne 45 candeline, è stato tradotto in francese, spagnolo e inglese. Già seguito con interesse nei suoi primi due lavori - specialmente il secondo, “La luna”, che contiene, oltre al brano omonimo anche “Confessioni di un malandrino”, pezzi destinati a diventare storici - con “Alla fiera dell'est” il cantautore, capace di far amare al grande pubblico la musica antica, pubblica l'album della consacrazione. Una scommessa non facile, ma vinta.

Si tratta anche, in un certo senso, del primo capitolo di una inimitabile trilogia ideale, nonostante il settantaduenne artista milanese abbia al suo attivo lavori di grande livello, che porterà Branduardi a comporre nel '77 “La pulce d'acqua” e, due anni dopo, “Cogli la prima mela”. Musica di Branduardi, testi della moglie Luisa Zappa e arrangiamenti di Maurizio Fabrizio, “Alla fiera dell'est” è universalmente nota per la sua title-track, traduzione, seppur con qualche differenza, del poema ebraico “Chad Gadyà”. Una filastrocca folk che fa riflettere sulla precarietà dell'esistenza, anche grazie a lui ora notissima in tutto il mondo.

Nell'album, però, come spesso accade con Branduardi, sono tanti i brani indimenticabili. A partire da “La favola degli aironi” con “i corvi dell'inverno” che “si sono ormai posati”, atmosfera che oggi può richiamare “Il trono di spade”, o “Il vecchio e la farfalla”, ispirata a un proverbio orientale citato da Marco Polo nel suo Milione. Il lato A presenta anche la dolcissima “Canzone per Sarah”, dedicata alla figlia appena nata e “La serie dei numeri”, rifacimento di un canto bretone in un'atmosfera medievaleggiante in cui compaiono anche, tra gli altri, riferimenti al mago Merlino e ai nani, ai fuochi di Beltane e alle “fanciulle che danzano alla luna” della tradizione pagana. Del resto che Branduardi - la cui ultima fatica è “Il cammino dell'anima”, ispirata alla figura di Ildegarda di Bingen, mistica e teologa del Medioevo - ami il fantastico è testimoniato anche dalla sua partecipazione, nel 2015, ad “Ainulindale. La musica degli Ainur”, rivisitazione del Silmarillion di Tolkien da parte di quattro giovani compositori riminesi.

Nel lato B sono destinate, invece, a rimanere impresse “Il dono del cervo”, mix di musica celtica e andina, la lunga “Il funerale” - dura oltre otto minuti ed è una sorta di “opera nell'opera” - che si snoda tra Henry Martin, brano della tradizione scozzese, e la poesia di Franco Fortini, che fu professore di Branduardi, e “Sotto il tiglio” dal poeta medievale tedesco Walther von der Vogelweide.

 

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