Tra antichità e modernità. Chitarrista acustico leggendario, John Renbourn, nato a Marylebone (Inghilterra) e scomparso nel marzo 2015 in Scozia a settant'anni, ha dato il meglio di sé negli album strumentali. Com'è accaduto in “The hermit”, ottimo lavoro del fondatore dei Pentangle, gruppo attivo tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, capace di mischiare folk, jazz e blues. Un disco che sembra rinverdire il bello e medievaleggiante “The lady and the unicorn”, uscito sei anni prima.
Pubblicato nel novembre del 1976, ma registrato circa tre anni prima, “The hermit” si avvia a festeggiare il suo quarantacinquesimo anniversario mantenendo intatto lo stesso fascino di allora, a partire dalla magnifica copertina da Paul Ellis e Paul Chave. Un album in cui si riconosce tutta la maestria del virtuoso chitarrista britannico che, affascinato dal folk e dalla musica medievale, oltre che dal blues e dalla musica classica, affonda la sua ricerca nella tradizione musicale della sua terra natale. “The hermit” (l'eremita), infatti, è un affascinante viaggio, oltre che nel mito, anche nella storia musicale inglese. L'eremita, del resto, figura dei tarocchi, ha spesso ispirato i musicisti, come dimostra l'immagine di Barrington Colby all'interno di “IV”, capolavoro del '71 dei Led Zeppelin di cui “Il disco” ha da poco celebrato i cinquant'anni o lo stesso brano di Steve Hackett, ex chitarrista dei Genesis, nell'esoterico “Voyage of the alcolyte” del '75.
Il viaggio attraverso l'incanto della musica eseguita da Renbourn inizia con l'affascinante title track, “The hermit”. Un suggestivo e riuscito “miscuglio” di generi cui segue “John's tune” dedicata al collega John James, seconda chitarra in “Lord Willoughby's welcome home”, antica ballata che chiude l'album. Poi, dopo alcuni pezzi certamente interessanti come “Old Mac Bladgitt”, con la “collaborazione” di Dominique Trepau, altro virtuoso francese della chitarra, Renbourn si cimenta nella gioiosa “Carolin's tune”. Arriva, quindi, uno dei momenti più felici di “The hermit”, l'esecuzione di un trittico dell'arpista e poeta irlandese Turlogh O'Carolan. Nato a Meath nel 1670 e morto nel 1738 a Roscommon, è considerato l'ultimo bardo. Renbourn lo omaggia da par suo, così come ripropone “A Toye”, scritta a inizio seicento da Thomas Robinson.
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