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Le “4 stagioni” di Ivan Graziani

Le “4 stagioni” di Ivan Graziani

01 Ottobre 2021, 05:35

Ivan Graziani è stato un grande artista. Cantautore, disegnatore, pittore, rocker e virtuoso della chitarra. Scomparso a 51 anni a causa di un male incurabile, il cantautore abruzzese 45 anni fa pubblicava “Ballata per 4 stagioni”. Secondo album in studio, il disco segna l'esordio di Graziani con la Numero Uno, l'etichetta di Battisti e Mogol.

Già conosciuto come solista ma anche per le sue collaborazioni con nomi già affermati, come la Pfm, Battisti, Lauzi, De Gregori e Venditti, con “Ballata per 4 stagioni” il cantautore fa un altro passo nel cammino che lo porterà l'anno dopo al successo con “I lupi”, album che contiene “Lugano addio”. Da lì pubblicherà altri lavori destinati a entrare nella storia della musica italiana. Nel 1978 esce, infatti, “Pigro”, con alcuni grandi pezzi come la title track, “Monna Lisa” e la strepitosa “Paolina”. Nel '79 è, invece, la volta di “Agnese dolce Agnese” e l'anno dopo “Viaggi e intemperie”, l'album di “Dada”.

“Ballata per 4 stagioni” è, dunque, un album di “avvicinamento” a quei lavori che lo consacreranno, ma contiene alcune “perle” assolute, come la title track. Un disco, interpretato con il suo inconfondibile e altissimo timbro e in cui non è ancora preponderante la sua vena di chitarrista, e che “vive” principalmente sui due grandi brani lenti, non a caso di apertura e chiusura.

Sono, appunto, “Ballata per 4 stagioni”, con l'indimenticabile scena grottesca del Natale in famiglia, in cui il narratore “ucciso di noia”, sta “a contare le ore”. Un brano sulle stagioni, come ripete il ritornello “ormai morte da tempo”, da ascoltare ma anche da leggere. L'altro lento è la dolce e, allo stesso tempo, però, disincantata, “E sei così bella”, brano destinato a entrare tra i più amati dal suo pubblico. Non a caso entrambi usciranno in 45 giri.

Si diceva del rock di Graziani, un genere che il musicista aveva quasi tatuato nell'anima. Ebbene, in questo disco deve ancora sprigionare tutta la sua energia. Certamente anche qui ci sono momenti rock, come nella strumentale “Trench”, ma l'album vira soprattutto su melodie dove sono protagonisti piano e fiati. Piacevoli le atmosfere e immagini efficaci si trovano in “Il mio cerchio azzurro” e “Dimmi ci credi tu?”. Testi piuttosto interessanti sono, infine, quelli de “Il campo della fiera”, già inciso tre anni prima e riproposto in questo album, e “La pazza sul fiume”. Tutti brani che dimostrano che Graziani non era solo un grande musicista, ma anche un ottimo paroliere.

 

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