Quando il rock progressivo e la letteratura fantastica si incontrano possono nascere album come “Tales of mystery and imagination-Edgar Allan Poe”. A maggio spegnerà 45 candeline l'album degli Alan Parsons Project ispirato appunto ai racconti del brivido di Edgar Allan Poe. Inglese e celebrato ingegnere del suono Parsons, già un mito avendo al suo attivo lavori come “Abbey road” dei Beatles e “Atom earth mother” e “The dark side of the moon” dei Pink Floyd, e musicista e produttore discografico lo scozzese Eric Woolfson, scomparso nel dicembre 2009, il duo britannico debuttò nel 1976 come “The Alan Parsons Project". Ispirandosi appunto ad alcune delle storie più famose partorite dalla fervida fantasia dello scrittore di Boston. Un lavoro, quello di Parsons e Woolfson, utile per (ri)scoprire Poe e che rappresentò l'inizio di una serie di album interessanti e di successi, come, per citarne solo alcuni, “I robot”, uscito l'anno dopo, anche questo ispirato dalla letteratura e precisamente dai racconti di fantascienza di Isaac Asimov, ma anche “Pyramid”, “The turn of a friendly card” e “Eye in the sky”.
Misterioso - e come avrebbe potuto essere differente? - il brano d'apertura “A dream within a dream”, strumentale con parte recitata. Segue “The raven”, uno dei pezzi più importanti del disco, che si rifà all'omonima poesia di Poe, pubblicata la prima volta nel gennaio del 1845 sul “New York Evening Mirror”. Un brano che più dark non si può con tanto di ripetizione ossessiva di quel "nevermore", che gli amanti di Poe conoscono bene.
Il viaggio nelle opere dello scrittore americano prosegue con la veloce “The tell-tale hearth” e “The cask of Amontillado”, celestiale e catacombale allo stesso tempo, tratta da uno dei più riusciti e claustrofobici racconti di Poe. L'ascoltatore sarà poi trascinato nella follia di "(The system of) Doctor Tarr and Professor Fether".
Un discorso a parte merita “The fall of the house of Usher”, da una delle opere di maggior successo dello scrittore di Boston, portata anche sullo schermo nel 1960 dal mago del brivido Roger Corman (titolo italiano, “I vivi e i morti”). Un'opera nell'opera, il brano degli Alan Parsons Project; tipico del prog, è infatti diviso in cinque movimenti e dura più di sedici minuti. Nel 1991 si misurò con questo racconto anche Peter Hammill, mito del prog e leader dei Van der Graaf Generator. “Tales of mystery and imagination”, che ebbe un seguito dal titolo “Poe: more tales of mystery and imagination”, pubblicato da Woolfson nel 2003, si chiude con la struggente poesia “To one in paradise”, omaggio a una fanciulla scomparsa.
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