di Michele Ceparano
“Storie da marciapiede, quartiere 8 in riva alla città. Litigarsi il cielo a pezzi, non è più un gioco per la mia età”. Questo è l'attacco di “Qt8” uno dei brani più significativi di “Come ti va in riva alla città”, un concept che tra poco festeggerà i quarant'anni. Una sorta di “The warriors” (titolo italiano del celeberrimo film di Walter Hill: “I guerrieri della notte”) in musica secondo la Pfm. Protagonista, fin dal titolo del decimo album in studio della band prog, la metropoli, in particolare Milano, reale e dell'anima. Una Milano vista soprattutto di notte. La notte contro la routine e l'insoddisfazione. Temi che, tra le attuali zone rosse e arancioni, sembrano lontani anni luce.
Insieme a “Quartiere 8”, più conosciuto come QT8 (quello di “e notti da ribelle, son passate tra le mie dita”), periferia ovest del capoluogo lombardo, l'altro pezzo più riuscito del lavoro di Franz Di Cioccio e soci è, infatti, “Chi ha paura della notte?” (famosa per il suo celebre ritornello), che fece parte della colonna sonora del film di Carlo Vanzina “Il ras del quartiere” con Diego Abatantuono e Isabella Ferrari. Una sorta di parodia dei film sulle bande giovanili che nella colonna sonora si avvalse, oltre che della Pfm, di Detto Mariano e dei Goblin, questi ultimi già un nome importante del prog, dopo le colonne sonore dei film di Dario Argento. Questi due brani, dalla grande resa dal vivo, e quello d'apertura dell'album, “Come ti va”, sono contenuti infatti anche nel bel live “Performance” che la Premiata pubblicherà l'anno successivo.
Questo album, però, era stato già "annunciato" l'anno prima da "Maestro della voce", brano-capolavoro contenuto in "Suonare suonare".
Tornando all'album del 1981 periferia, illusioni, finto divertimento sono al centro anche di “Weekend”. Serate improbabili e insoddisfazione sono alla base di “Rock in la”, un altro momento interessante. Sicuramente scaldano meno pezzi come “Indians” o “Poeta mancato”. Il finale con “Meno male che ci sei” si affida maggiormente alla melodia.
“Come ti va in riva alla città”, arrivato poco tempo dopo i due leggendari live assieme a Fabrizio De André, rimane un buon lavoro nel percorso della band. Certo, non è ai livelli - difficili da raggiungere nella produzione del gruppo - dei primi album, “Storia di un minuto”, che contiene perle come “Impressioni di settembre” e “La carrozza di Hans”, “Per un amico” o “Photos of ghosts”. Dischi leggendari, come “Live in Usa”, che definire solo un lavoro dal vivo è riduttivo. Nei primi anni ottanta il prog è, infatti, ormai purtroppo in declino e il pop e il disimpegno si fanno prepotentemente strada. La Pfm, però, continuerà a regalare sprazzi di grande musica come dimostra il loro ultimo lavoro in studio, “Emotional tattoos”, uscito nel 2017.
Comunque, dopo “Come ti va in riva alla città”, per risentire un album in studio della Pfm bisognerà attendere il 1984. Titolo enigmatico “Pfm?Pfm!”, in questo capitolo della loro lunga storia la band vira sul pop e il lavoro viene trainato da “Capitani coraggiosi”, che allora venne scelto come sigla di Domenica In.
Da youtube Quartiere 8
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata