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IL DISCO

Ziggy Stardust, David Bowie e il suo alter ego

26 Agosto 2022, 19:33

Un concept album con alcuni pezzi storici come “Starman”, “Star”” e “Rock'n'roll suicide”. Ha da poco tagliato il traguardo dei cinquant'anni “The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, uno dei lavori fondamentali nella lunga e prolifica carriera di David Bowie. Una soddisfazione che il Duca Bianco non ha potuto assaporare dal momento che è scomparso il 10 gennaio 2016, due giorni dopo la pubblicazione di “Blackstar”, il suo testamento artistico.

Istrione, cantautore e attore (quattro film, i primi che vengono alla mente, per chi volesse conoscere questo enigmatico artista anche sotto il profilo cinematografico: “L'uomo che cadde sulla terra”, “Furyo”, “Labyrinth” e “Il mio west”), l'artista inglese con “Ziggy Stardust”, suo quinto album in studio, assapora il successo. Con Ziggy Stardust, un po' il suo alter ego, Bowie darà il via, infatti, a una lunga serie di travestimenti che faranno di lui, a quei tempi, una della star più provocatorie e amate dell'intero panorama musicale. Quasi quaranta minuti, “da ascoltare al massimo volume” si legge nella riuscita copertina, per un'opera che spazia dal rock al punk, non disdegnando i momenti orchestrali.

Tra le “perle” di “Ziggy Stardust”, in cui il cantautore di Brixton è accompagnato da Mick Ronson, Trevor Bolder e Mick Woodmansey, “Five years” descrive una città in piena decadenza, mentre “Moonage daydream” è un tuffo nella fantascienza che affiora anche in “Starman”, sorta di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” secondo Bowie. Brani che anticipano, di fatto, il suo debutto cinematografico. Ne “L'uomo che cadde sulla terra”, film di culto diretto nel 1976 da Nicholas Roeg, Bowie interpreta infatti un alieno. “Star” è, inoltre, un pezzo pieno di ritmo, non a caso molto amato dai fans del Duca Bianco.

Sulla falsariga “Ziggy Stardust”, la title track pubblicata anche come singolo. La canzone racconta sempre di un alieno (grande passione di Bowie), leader di una band, appunto gli Spiders from Mars. “Suffragette city”, invece, venne proposta in un primo tempo dal cantautore ai Mott the Hoople, band britannica scioltasi nel '77, che la rifiutarono. Lui allora la inserì nell'album. Il gran finale propone un brano destinato a divenire storico, “Rock 'n' roll suicide”, in cui spicca la voce inconfondibile dell'eclettico artista.

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