Ai primi posti tra le regioni italiane con 644 vittime, di cui il 59% bambine e ragazze
In Italia segna un lieve calo (-1%) il numero globale di minori vittime di reato nel 2019 rispetto all'anno precedente, passando da 5.990 a 5.930, il 60,5% delle quali bambine e ragazze. Se però si prendono in considerazione gli ultimi 10 anni (dal 2009 al 2019) che mostrano un aumento del 41% di questi reati, il fenomeno della violenza sui bambini rivela tutta la sua cruda realtà con una crescita in quasi tutte le fattispecie di reato. Record drammatico per l'Emilia Romagna, terza tra le regioni d'Italia dopo Lombardia e Sicilia, che nel 2019 ha registrato 644 casi di reati contro i minori, di cui il 59% costituito da bambine e ragazze. Il reato di maltrattamento in famiglia ha coinvolto 252 minori (+21%), di cui più della metà di sesso femminile. I reati di violenza sessuale aggravata hanno visto una crescita del + 61%, ai danni del 75% di bambine e ragazze. In aumento anche le vittime di pornografia minorile, 21, di cui l'86% di sesso femminile. Pure l'abuso di mezzi di correzione o disciplina segna un +79% nel confronto con l'anno precedente. È questa l'allarmante fotografia scattata da Terre des Hommes che ha presentato oggi i nuovi dati elaborati dal Comando Interforze per la nona edizione del Dossier della Campagna "indifesa”, illustrati con una particolare attenzione alle differenze regionali.
UNA PANORAMICA MONDIALE
Il nuovo Dossier "La Condizione delle Bambine e le Ragazze nel Mondo” della nona edizione della Campagna Indifesa di Terre des Hommes mette in luce anche le drammatiche conseguenze che la pandemia di Coronavirus sta avendo sulle fasce più vulnerabili della popolazione mondiale, in particolare sulle bambine e sulle ragazze. Per loro è aumentato il rischio di essere sottoposte a mutilazioni genitali femminili, matrimoni e gravidanze precoci a causa della chiusura delle scuole e della riduzione dei fondi destinati a porre fine a queste pratiche con l'obiettivo di progredire verso la parità di genere. Le stime sono davvero allarmanti[1]: la tendenza attuale vede ogni anno 12 milioni di ragazze sotto i 18 anni costrette a sposarsi, spesso con uomini molto più grandi di loro, ma si teme che in questo clima di insicurezza economica nel prossimo decennio la cifra possa crescere, con un incremento di altri 13 milioni di spose bambine. Inoltre, nel solo 2020 ben 4,1 milioni di bambine potrebbero essere sottoposte a mutilazioni genitali. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che le misure di contenimento della pandemia hanno dato una brusca frenata all'accesso all'istruzione tout court, impedendo a circa 743 milioni[2] di bambine e ragazze di andare a scuola a causa del lockdown, si capisce quanto il quadro generale sia realmente preoccupante.
Il Dossier Indifesa di Terre des Hommes, la cui prima edizione risale al 2012, è stato il primo rapporto a raccogliere in maniera sistematica dati su tutte le violazioni dei diritti delle bambine e delle ragazze e storie da tutto il mondo di empowerment femminile.
Per leggere il Dossier vai alla pagina: http://bit.ly/dossier_indifesa_2020
SPORT E GENDER GAP
Al centro della riflessione stimolata da quest'ultima edizione del Dossier Indifesa c'è anche lo sport e il gender gap alla base delle discriminazioni presenti in questo ambito. Nonostante la "Risoluzione sulle donne nello sport” abbia ufficialmente riconosciuto la richiesta di pari opportunità per le donne e uomini nel contesto dell'Unione Europea, esistono ancora discrepanze in termini di pari opportunità, a partire dallo status economico e dal gap salariale, ma non solo. In Italia è ancora enorme la sproporzione tra il numero delle atlete e quello degli atleti maschi, sebbene negli ultimi anni la rappresentanza delle prime stia gradualmente aumentando (nel 2017 la quota delle atlete ha raggiunto il suo massimo storico con il 28,2% contro il 71,8% degli atleti). Inoltre le donne sono ancora sottorappresentate negli organi decisionali delle istituzioni sportive: gli incarichi dirigenziali ricoperti dalle donne superano di poco il 15% tra gli organismi societari e la "quota rosa” più bassa si rileva tra i componenti degli organismi federali, centrali e periferici, con un'incidenza del 12,4%. Inoltre, le atlete sono costrette a fare i conti non solo con discriminazioni di tipo salariale, ma sempre più spesso sono oggetto di pesanti insulti sessisti rivolti loro in campo e di hate speech on line. Evidenze che sottolineano quanta strada ci sia ancora da fare per ottenere inclusione e parità di genere anche nel mondo sportivo.
LA CAMPAGNA SUI SOCIAL: #indifesa e #iogiocoallapari
La Campagna "indifesa” di Terre des Hommes vive anche sui social media. Nella settimana dell'11 ottobre, Giornata Mondiale delle Bambine, Terre des Hommes chiede a tutti di sostenere il diritto delle bambine e delle ragazze di essere libere di determinare il proprio futuro e di poter inseguire i propri sogni, "giocando” alle stesse condizioni dei maschi e vedendosi riconosciute, anche economicamente, il proprio impegno. Ed estende inoltre l'invito al mondo dello sport, delle imprese, del giornalismo e dello spettacolo per diffondere il messaggio di parità di genere. Perché "giocare alla pari” dovrebbe essere un principio guida, non solo nello sport ma anche nella vita, per tutti. Vestiamo allora i nostri canali social di arancione, che da sempre è il colore che contraddistingue la campagna "indifesa” e postiamo un contributo su Facebook, Twitter o Instagram, usando gli hashtag #indifesa e #iogiocoallapari. Per maggiori informazioni: www.indifesa.org
© Riproduzione riservata
Gazzetta di Parma Srl - P.I. 02361510346 - Codice SDI: M5UXCR1
© Gazzetta di Parma - Riproduzione riservata