I dati del 2020 influenzati dal Covid: chiusi a lungo i reparti di Fidenza e Montecchio
All’ospedale Maggiore, il 2020 ha fatto registrare un incremento dei parti: 2.907 quelli complessivamente avvenuti all’interno dell’Unità operativa di Ostetricia e ginecologia, a fronte dei 2.617 evidenziati nell’anno precedente.
Ma si tratta di un dato che va comunque interpretato alla luce dell’emergenza covid e che «maschera» una denatalità persistente a livello nazionale. Un calo delle nascite che non risparmia nemmeno la nostra regione.
Una spiegazione ai quasi 300 bimbi in più partoriti al Maggiore, in realtà, c’è: con la chiusura temporanea, durante la prima ondata della pandemia, dei reparti maternità di alcuni ospedali limitrofi (Fidenza e Montecchio), il bacino di donne in gravidanza seguite a Parma si è infatti ampliato.
«È stata una situazione imprevista, che ha richiesto tuttavia risposte tempestive ed efficaci» racconta Stefania Fieni, medico responsabile del percorso nascita dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.
«Abbiamo cercato di affrontare questo sovraccarico di lavoro nella maniera migliore possibile - ha sottolineato la dottoressa Fieni -: l’impegno e la professionalità delle ostetriche e di tutto il personale sanitario si sono rivelati determinanti non soltanto nell’opera di riorganizzazione dell’attività della nostra sala parto, ma pure nell’adozione di nuovi ed ancor più virtuosi modelli di assistenza. Tutto questo nonostante una serenità minata, nel quotidiano, da una serie di problematiche scaturite proprio dall’emergenza sanitaria: colleghe e colleghi che si ammalavano, situazioni di stress, preoccupazione per i familiari ed i figli a casa».
Anche la gestione delle donne in attesa colpite dal virus, ha richiesto un diverso approccio sul piano operativo.
«Il tampone in ingresso ci permette di individuare eventuali casi di positività, soprattutto quelli che riguardano pazienti asintomatiche. Per loro – ha spiegato la Fieni - abbiamo predisposto un percorso ad hoc: un vero e proprio reparto con accettazione, ambulatorio per le visite e stanze per la degenza. L’assistenza da parte delle ostetriche e dei medici è continua ed il parto avviene in un’area dedicata».
All’ospedale Maggiore, interessante è pure il dato relativo ai tagli cesarei. «Nell’ultimo anno – fa notare la responsabile del percorso nascita –, la quota si è attestata intorno al 20 per cento, quindi al di sotto della media regionale. Questo dato è indice, evidentemente, di una buona qualità dei livelli di assistenza che la nostra struttura è in grado di garantire».
Ed è proprio sul fronte di un ulteriore miglioramento delle prestazioni offerte che si concentrano i progetti da portare avanti per il 2021 nel reparto Maternità del Maggiore.
«Investire energie nell’attivazione di protocolli e processi innovativi è l’obiettivo che ci siamo posti, in continuità con il lavoro sviluppato in precedenza e che il coronavirus ha inevitabilmente rallentato» ha ribadito la dottoressa Fieni.
«Siamo ripartiti, ad esempio - ha aggiunto - con il contatto “skin-to-skin” (pelle a pelle, ndr), incentivato pure durante il cesareo: il piccolo viene appoggiato al seno della mamma, che può tenerlo vicino mentre l’intervento è ancora in corso. Ed inoltre puntiamo a specifiche attività di formazione, rivolte agli operatori, allo scopo di migliorare la cura del perineo, riducendo di conseguenza il rischio di lacerazioni o danni importanti durante il parto spontaneo».
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