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Una stola, una brocca e il senso di accoglienza

Giancarlo e Gabriella, la missione della solidarietà

Una stola, una brocca e il senso di accoglienza

di Antonio Bertoncini

10 Aprile 2022, 16:18

Non poteva che essere una foto di coppia. Lui è Giancarlo, lei è Gabriella. Impossibile dividerli, non tanto perché da mezzo secolo condividono lo stesso tetto, ma perché hanno una missione in due, la solidarietà. Una passione nata 25 anni fa da un’esperienza di accoglienza per il mese di agosto di due «bambine di Chernobyl». A metà degli anni '90, Natalia e Daria avevano 7 e 8 anni e venivano da Gomel, una città nella profonda Bielorussia dove comanda Lukashenko, e dove si scaricò la nube radioattiva della vicina centrale ucraina. Che c’entra la foto? Presto detto. Nell’estate 2002, le bambine arrivarono al Centro Argonne portando in valigia la stola e la brocca. Il telo ottocentesco, tessuto a mano da una loro bisnonna è quello che i bielorussi usano per presentare il pane, con il sale al centro della pagnotta, segno di benvenuto e buon augurio per il futuro. La brocca di cristallo viene usata per custodire i confetti da distribuire agli invitati. La festa è per il matrimonio di Laura, figlia dei Veneri, che fissò la data assicurandosi che fossero presenti le sue due piccole amiche dell’est. 


Le due ragazze, che oggi hanno superato i trent’anni, non hanno mai interrotto il loro rapporto con Parma. Con il tempo la solidarietà si è trasformata in una profonda amicizia. Fino ai 18 anni sono venute come ospiti, poi hanno continuato come accompagnatrici dei bambini. Oggi Daria insegna medicina a Minsk e Natalia vive a Madregolo, con un italiano conosciuto durante una missione nella sua terra. In tutto questo tempo i Veneri si sono dati da fare per regalare qualche mese di aria, acqua e cibo non contaminati ai bambini che vivono nella zona colpita dalla nube radioattiva. Lo hanno fatto con Help for Children, l’associazione fondata nel 1998 da un gruppo di volontari che prese in mano il progetto avviato dall’Assistenza Pubblica. Con Giancarlo presidente dell’associazione dal 2002 per 15 anni, e Gabriella infaticabile segretaria organizzatrice (non a caso amichevolmente ribattezzata «caterpillar»), Help for Children in 22 anni ha portato a Parma 4200 bambini bielorussi, ospitati in 420 famiglie parmigiane e in 19 comitati di accoglienza in provincia, organizzati presso sedi scolastiche comunali o parrocchie: «I volontari e le famiglie di accoglienza hanno vissuto un’esperienza di straordinaria umanità - fa rilevare Giancarlo - anche perché abbiamo creato un percorso a due vie, consentendo a tanti parmigiani di venire con noi a Gomel, di andare a trovare i “loro bambini”, di portare aiuti alimentari nei villaggi più sperduti, negli ospedali, nelle carceri e nei tanti orfanotrofi, da dove vengono parecchi dei ragazzi ospitati a Parma». 


Help for Children non si è voltata dall’altra parte neppure quando si è trattato di cambiare orizzonte: in 20 anni l’associazione ha ospitato 250 bambini Saharawi, che in vita loro hanno conosciuto solo il deserto, in quanto figli di un popolo profugo cacciato in un lembo di terra senza piante né acqua a sud dell’Algeria. I Saharawi vivono in tende con gli aiuti dell’ONU, perché la loro patria, dove ci sono mare e pesci è stata invasa dal Marocco. I loro bambini non hanno mai conosciuto i nonni e il mare lo vedono in cartolina: «Un mese a Parma – sottolineano Giancarlo e Gabriella - ha fatto esplodere la loro meravigliosa allegria, con le inedite esperienze di acqua del rubinetto, case con il balcone, tuffi in piscina. Il loro sorriso è stata la più grande soddisfazione per tutti i nostri volontari». E come dimenticare il sorriso che è tornato sul volto di Moubarak? Arrivò dal Ciad su invito di Help for Children 15 anni fa, attaccato a una bombola di ossigeno, quando aveva tre anni e nessuna prospettiva di vita: ha subìto il trapianto di midollo, è stato per 5 anni a Viarolo ospite della Famiglia Bissi, ha visto la morte in faccia, ma quest’anno ha l’esame maturità in Ciad, e tutti gli anni, fino a che il Covid non glielo ha impedito, è venuto a Viarolo a passare le vacanze con Maria e Vitaliano». 


Oggi è tutto più difficile: ci si è messa la pandemia, che ha bloccato i progetti di accoglienza per due anni, e ora la guerra in Ucraina complica maledettamente le cose. Ma i Veneri, che hanno alle spalle una vita di lavoro (lui contitolare di una concessionaria di camion, lei impiegata e poi negoziante), un passato in politica (organizzavano spettacoli con Dario Fo e Franca Rame, e lui è stato anche consigliere di quartiere), non si perdono d’animo.
Per restare in allenamento, nella temporanea impossibilità di ospitare i bambini bielorussi, danno una mano a famiglie in difficoltà a Parma, e stanno attrezzando un appartamento conferito in uso gratuito all’associazione. Per farne che? «Per ospitare una mamma con bambini che ne ha bisogno».

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