PARMA
«Questa giornata ha dato senso al mio lavoro: non la dimenticherò mai». Giusy Baioni, giornalista freelance e collaboratrice del Fatto Quotidiano.it, non nasconde la propria felicità. Le indagini della procura sono infatti partite dopo la presentazione a Parma - pubblicata sulla «Gazzetta» del 28 settembre 2024 - del suo libro-inchiesta sull'uccisione delle tre Missionarie saveriane, massacrate in Burundi nel settembre 2014.
Sperava che il suo lavoro avrebbe portato a questo risultato?
«No. Non immaginavo che saremmo arrivati a questo risultato, tutto ora acquista un senso. In questi anni ho vissuto tanti momenti di sconforto e notti insonni per una vicenda che era uscita dall'interesse di tutti. Il libro è nato perché mi sono impuntata, ma sono serviti anni di lavoro tra mille difficoltà. Anche trovare una casa editrice che pubblicasse il volume ha richiesto parecchio tempo».
L'idea del volume come è nata?
«Da oltre vent'anni mi occupo dell'Africa centrale e quando è accaduto il fatto mi sono interessata subito, scrivendo diversi articoli di cronaca. Ho cercato di capire cose fosse successo, ma stavo per mollare perché pensavo che sarebbe rimasto l'ennesimo omicidio impunito. Ho deciso di andare a fondo dopo che nel 2015, in un'intervista a una radio in Burundi, c'è chi ha confessato di essere tra gli esecutori materiali del massacro, tirando in ballo lo stesso Harushimana. Quando ho cominciato a capire che dietro c'era la polizia segreta del Paese allora ho dovuto lavorare sotto traccia scegliendo di non pubblicare altri articoli, ma di concentrarmi solo sul libro. È stata una scommessa. Nel libro Harushimana è protagonista, perché avevo raccolto numerose testimonianze in tal senso, rimanevano in sospeso i mandanti, ora chiari col lavoro della procura e dei carabinieri di Parma, e resta forse in sospeso il movente preciso».
Ora cosa manca per chiudere il cerchio?
«Per quanto di competenza delle autorità italiane, è stato fatto il possibile. Speriamo che al lavoro della procura e dei carabinieri di Parma, possa seguire quello sul versante burundese. La situazione politica nel Paese è molto complicata e fragile, ma speriamo che si riapra qualcosa. Ringrazio le autorità italiane per aver portato a termine una indagine complicata, su un fatto accaduto all'estero a distanza di tempo».
Che significato riveste questo arresto?
«Mi sento di dire che questo triplice omicidio trova un “senso” grazie a un segnale forte di lotta all'impunità. Mi piace pensare che questo arresto sia una sorta di ultimo regalo di Olga, Lucia e Bernardetta verso la terra a cui hanno donato la propria vita».
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