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Il gruppo per i familiari di alcolisti: «Le cose cambiano se noi torniamo a vivere» - Le storie

A Parma una delle prime sedi italiane. Le testimonianze di una madre, un padre, due mogli e un convivente

Il gruppo per i familiari di alcolisti: «Le cose cambiano se noi torniamo a vivere» - Le storie

di Chiara Cacciani

27 Aprile 2022,09:54

«All'inizio c'erano quasi esclusivamente mogli e ogni tanto qualche marito. Oggi abbiamo fratelli, sorelle, compagni, compagne, figli. Gli ultimi tre arrivati sono genitori di alcolisti tra i 17 e i 19 anni». E' stata Emilia (tutti i nomi che troverete sono ovviamente di fantasia, ndr.) a portare nel 1980 a Parma l'esperienza di Al-Anon, tra le poche associazioni presenti in quasi tutto il mondo e che accoglie i familiari di bevitori problematici.
«L'alcolista era mio marito e mi ero data da fare per capire come aiutarlo - racconta -. Allora, in un'epoca senza internet, ho lavorato molto col telefono». Nel 1979 sono approdati a Milano, al gruppo più vicino. «Non sapevo come funzionasse e quando siamo arrivati mi ha sorpresa vedere che oltre a una stanza per le riunioni degli alcolisti, ce ne fosse una per i familiari. Io ero lì solo per accompagnare un bevitore che ancora non accettava il suo problema...». «Venivamo da due anni di alcolismo pesantissimo, ero distrutta - ricorda con una voce che ha ancora memoria della sofferenza -: la mia era una continua ricerca di cliniche, di medici, di terapie, di annullamento di me stessa per aiutare lui. E' bastata la prima riunione per avere speranza che la situazione si potesse risolvere. E per iniziare a ricostruirmi e a riprendere in mano la mia vita».
Un ribaltamento della visuale, che - assicurano tutti - è spesso la chiave di volta: «Ciò che sorprende l'alcolista è il nostro cambiamento. Il senso di colpa viene a tutte e tutti. Ma qui si diventa consapevoli che l'alcolismo è una malattia, di cui non siamo noi le cause e nemmeno saremo noi a farli smettere di bere. Però possiamo non dare corda alle provocazioni, non salire più sulla giostra delle liti». Così come non serve fare pressioni, minacciare, ricattare, far sparire l'alcol». Che tanto sapranno sempre dove procurarsene ancora. «Tutti abbiamo segnato la tacchetta su una bottiglia - le faranno eco le testimonianze qui sotto- Ma loro riescono a fregarci quando vogliono».
Si ricomincia dunque dal prendersi cura di sè, dal non abboccare quando l'alcolista si sente in colpa e vuole riversare tutto su chi gli è vicino. «Ed è lì, spiazzato, che probabilmente si incuriosirà di cosa succede nei gruppi», racconta Emilia. Parma è stata tra le primissime realtà Al-Anon italiane e al momento sono attivi tre gruppi: Montanara, Parma Centro e Fornovo. Fidenza ha interrotto in pandemia. Il gruppo Alateen, dedicato agli adolescenti figli, figlie, amiche o amici di un alcolista, si attiva invece richiesta. Le riunioni sono bisettimanali, per ora una in presenza e una online, «e ci manca tanto il poterci abbracciare : sono contatti che confortano».
Ad ogni seduta c'è chi coordina, chi riceve incarichi di servizio, «ma si resta semplici servitori», sorride Emilia. Non ci sono nemmeno nomi e cognomi, età, lavoro, studi: solo la comunanza di un problema, della sofferenza che si porta, del sostegno che si riceve l'un l'altro. «Si può arrivare ai gruppi in qualsiasi momento della vita.
Ci sono figli che hanno riportato così tante conseguenze che sono arrivati dopo la morte del bevitore. L'esperienza ci dice che ci si ferma quando si è sofferto profondamente e si sente di aver bisogno di far qualcosa per migliorare la propria esistenza. E di quel cammino beneficia anche l'alcolista. Non è detto che scelga in contemporanea il nostro programma e provi a smettere di bere, ma per il familiare serve a reggere: se stiamo male noi, la situazione peggiora. E quando il problema è risolto, c'è chi resta per restituire quello che ha ricevuto». Dal 1980 sono state accolte oltre un migliaio di persone. «Al-Anon è una seconda famiglia, e rispetto alla prima, dove ci si può sentire anche tanto male, lì si sta bene e si creano rapporti di grande profondità». In una nuova luce.
Chiara Cacciani

Una moglie - «Ero piena di vergogna. L'ho coperto per anni: ci siamo isolati da tutti»

«Mi chiamo Maria e sono moglie di un alcolista». Perché anche qui si parte dalla consapevolezza.
«Ci siamo conosciuti giovanissimi e lui aveva già questo problema - racconta -Provavo molta vergogna e così abbiamo smesso di frequentare gli amici: non si poteva programmare nulla, non sapevo mai in che condizioni sarebbe stato. E non volevo che si sapesse»
. Tanto da sostituirsi a lui molto spesso, coprirlo e proteggerlo. «E nel farlo ho annullato la mia vita. Andavo al lavoro e la mia testa era sempre a immaginare dove potesse essere, cosa avrebbe potuto fare...Io ero molto brava a dirgli di smettere, a giudicarlo e lui si imbestialiva e trovava la scusa per bere».
La svolta è arrivata grazie alla figlia maggiore: doveva festeggiare il decimo compleanno e «Papà, però lavati». Lo ha inchiodato così. Nel frattempo un medico attento gli aveva segnalato gli Alcolisti Anonimi. «Io mi vergognavo talmente che gli ho detto: "Ma sei sicuro? Ti vai a mettere in piazza...”. E quando mi ha raccontato che nella stanza accanto si riunivano le mogli sono andata per capire se era vero». Era 35 anni fa. «Le prime volte ascoltavo e piangevo. Poi ho lasciato entrare la speranza e l'affetto. E in questo cammino parallelo, che ha coinvolto anche le figlie, la nostra famiglia è rinata».
C.C.

Un convivente -«Le chiamate continue per capire se era sobrio»
«Sono in Al-An dal 2014: il bevitore problematico era il mio compagno. E' accaduto dopo 11 anni di convivenza e mai avrei pensato che sarei arrivato a questo punto», racconta Filippo, che ricorda tutti i particolari di quel giorno in cui è arrivato al gruppo. «Non avevo più l'energia per seguire lui, me e il mio lavoro. Ero disperato e sopraffatto dalla vergogna per non aver saputo gestire una situazione che - ora lo so - era più grande di me. Avevamo interrotto qualsiasi tipo di socialità per la paura di come si potesse ridurre in pubblico e perché non volevo più dover risolvere i conflitti che creava dopo aver bevuto». E' stato un vicino di casa quais sconosciuto che un giorno lo ha fermato: «Secondo me hai bisogno di aiuto». E' stato lui ad indirizzarlo.
«All'inizio ascoltavo e basta: avevo paura di essere giudicato sia per l'alcolismo del mio compagno sia per l'omosessualità. E la volta in cui ho preso la parola ho pianto per tre quarti d'ora. A casa mi sentivo molto solo, lui mentiva in continuazione, c'era molta violenza verbale. Quando ero via per lavoro inviavo sms, facevo continue chiamate per capire se era sobrio. Pensavo potesse fare un incidente e l'ha fatto». Pensava anche che potesse perdere il lavoro. Non è successo grazie alla sensibilità del datore. «Tutto quello che ho imparato qui cerco di applicarlo anche altrove: arrabbiarsi meno, essere meno giudicanti, non pretendere di cambiare ciò che non può essere cambiato E sono profondamente grato al gruppo».
C.C.

Una madre «Debiti, liti, incidenti: ogni giorno una nuova»
«Eh sì, quando si parla delle nostre esperienze il magone viene...», prende la parola Sandra. «Nel mio caso l'alcolista era mio figlio: ha iniziato a 33 anni e nel giro di 5 anni aveva scardinato la sua vita e la nostra.
Aggiungendo un disturbo bipolare che lo rendeva pericoloso per gli altri e per se stesso».
Ogni giorno un macigno: debiti, auto sfasciate, problemi di tutti i tipi. «Io non ho saputo affrontare minimamente la situazione. Sono andata a cercare aiuto dal medico di famiglia. Che mi ha risposto: "Per lui non posso fare niente, ma per lei sì"». All'inizio diffidava del potere delle parole: «In una situazione così tragica. avevo bisogno di fatti, ma stavo talmente male che sono sempre tornata alle riunioni. Qui ho trovato una famiglia. E dopo i primi silenzi in cui ho ascoltato, sono stata ascoltata e convinta che la ripartenza doveva iniziare da me. Mio figlio ha smesso di bere quando ha voluto lui, io nel frattempo avevo cominciato il mio cammino, con una filosofia di vita nuova. La salvezza è arrivata quando ho accettato che l'alcolismo è una malattia e che continuando a subire non avrei aiutato nessuno. Ho ripreso il rapporto con mia figlia: per tanti anni non avevo avuto più tempo per lei. E resto nel gruppo anche adesso che mio figlio non c'è più: è anche così che sono riuscita ad accettare questo distacco».
C.C.

Un padre - "Tracciavo mio figlio: lo cercavo nei bar di notte"
«Noi non ce n'eravamo accorti: a casa nostro figlio non beveva mai vino. Ma quando andavamo al ristorante, puntualmente si assentava per andare in bagno e tornava ridendo e dicendo cose sconclusionate». La destinazione non era la toilette ma il bancone del bar. «Da quella scoperta, col "trova amici" del cellulare controllavo dove fosse e se ci fosse un bar nelle vicinanze, lo seguivo, andavo a cercarlo nei locali anche di notte - confida Pietro -. Quando un giorno gli hanno ritirato la patente per guida in stato di ebbrezza abbiamo capito che la questione era seria».
Seria ma fortunatamente gestita subito da un medico di famiglia in gamba. «Mio figlio, che aveva 25 anni, ha iniziato il suo percorso. All'inizio beveva ancora: ricordo una litigata furibonda in strada, da vergognarsi. Pensavo che l'alcolismo fosse un vizio e non una malattia e tante volte l'ho insultato». Una sera, però, è stato proprio lui a proporgli il gruppo per i familiari. «Ho accettato per farlo contento e sono sei anni che lo frequento. Mi aveva colpito che mi dicessero: “Qui quando qualcuno parla nessuno interrompe, puoi prendere quel che ti serve anche senza raccontare. Ma torna”»- «Io sono arrivato a ringraziare il problema dell'alcolismo: ora mio figlio ha una vita serena, io l'ho conosciuto meglio e la prospettiva diversa per relazionarmi con me stesso e con gli altri mi aiuta in tutti i campi. Ciò che ho imparato qui ho cercato di trasmetterl ai suoi fratelli e anche loro hanno cercato di capirlo e hanno apprezzato i miglioramenti».
C.C.

Per contatti: www.al-anon.it 

Numero verde 800087897 per ricevere le informazioni sugli indirizzi dei Gruppi in tutta Italia

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