PARMA
«Qual è la rotta più rischiosa? Nella misura in cui sono mortali, ogni rotta è difficile e quella del Mediterraneo è tra le più mortali». Stefano Bertoldi di Sos Méditerranée, quando risponde a questa domanda è molto diretto. Di fronte a lui, in una delle aule del plesso universitario di via D’Azeglio, una sala piena di sguardi attenti. Si parla di migranti, di sofferenza e delle indicibili atrocità a cui si sottopongono quando sono costretti ad affrontare il Mediterraneo, che è «un mare difficile».
Alla conferenza è stato proiettato anche il video dell’inchiesta che Fabrizio Gatti pubblicò per L’Espresso, dopo il naufragio dell’11 ottobre 2013, costato la vita a 268 migranti (tra cui diversi bambini). E quanto accaduto domenica, a Crotone, dove hanno perso la vita altri migranti, rappresenta una tragedia che si ripete. «Noi non ci siamo assolutamente assuefatti, nel senso che abbiamo costantemente non solo l’immagine di chi non ce la fa, ma anche di chi ce la fa e che quando riesce, con mille fatiche, a mettere piede nelle nostre città si trova di fronte a tante piccole morti quotidiane, che sono quelle dell’indifferenza, del razzismo e della discriminazione – ha aggiunto Marchetti -. Non possiamo accettare, né umanamente, né politicamente, che la risposta sia quella di fermare le partenze, perché lo riteniamo un atteggiamento ipocrita e assolutamente inaccettabile, in questo momento più che mai». E, infine, c’è un auspicio che Bertoldi consegna all’aula: «Dobbiamo cercare di contrastare, soprattutto in questo momento storico, delle narrazioni tossiche che ci dipingono come criminali e come pirati. I pirati, purtroppo, sono altri».
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